Come è nata la grande leggenda del Barcellona di Guardiola? Quali sono stati i punti focali di questa grande storia?

Per parlarne e svelare tanti retroscena è finalmente disponibile in Italia il documentario “Take the ball, pass the ball“, realizzato nel 2018 dal tedesco Duncan McMath, e scritto da Graham Hunter, autore del libro “Barça: The Making of the Greatest Team in the World“.

Il grande pregio di “Take the ball, pass the ball” è principalmente quello di non essere prodotto dal Barcellona, da Guardiola, o da qualcuno vicino ai protagonisti della storia. Così la narrazione non è pre-costruita, e presenta alcuni punti particolari in cui si sottolineano anche i lati ombrosi del carattere dell’attuale tecnico del Manchester City, o anche dei suoi rapporti con la dirigenza del Barcellona nel momento del suo addio.

Le voci all’interno del documentario sono molteplici, parlano alcuni dei protagonisti principali dell’epopea storica di una delle più grandi squadre della storia, parlano anche figure esterne, come Fabio Capello, che lega il destino del Barça a quello del Milan di Sacchi (quindi poi diventato suo) e l’Ajax di Cruijff, ed alcuni elementi storici della dirigenza del Barcellona di quel periodo, con il presidente Joan Laporta su tutti.

Take the ball, pass the ball” è diviso in comodi capitoli che rendono la narrazione subito leggera. Non siamo di fronte ad un epico racconto che parte dagli albori di una storia e si chiude con il suo tramonto, ma capitoli che non seguono un ordine cronologico, bensì un ordine logico.

Si parte con il periodo forse più straordinario degli ultimi 15 anni di calcio: quello in cui Barcellona e Real Madrid, con Guardiola e Mourinho in panchina, si sfidano per 4 volte nel giro di poche settimane. Le vicende, narrate in maniera magistrale da Paolo Condò nel suo “I Duellanti“, sono note a tutti, ma questa volta sono raccontante da alcuni protagonisti principali, e rendono ancora di più l’idea del clima che si respirava in quel momento. Come sappiamo, dopo quelle semifinali, il Barcellona di Guardiola giocò e vinse la finale di Champions League del 2011, sfoggiando una delle più grandi prestazioni della storia della competizione europea più importante.

Il documentario mixa benissimo momenti in cui si parla di singoli, come Abidal, Messi, Xavi, a momenti in cui si enfatizza il grande pregio di quel Barça: lo stile di gioco unico. Incredibile in particolare il momento in cui Xavi spiega con dei bicchieri di plastica, su un tavolino, il modo in cui il Barcellona ha vinto la finale del 2011, o il momento in cui Messi è diventato un falso nueve.

Tutte le voci sono rilevanti, ma quelle dello storico centrocampista del Barça e della nazionale spagnola spicca quando si parla di tattica, così come quella di Thierry Henry, che è il trait d’union fra il calcio di prima (quello fisico e dominante della Premier) e il nuovo calcio portato dagli alieni catalani sul pianeta Terra.

Qui Henry spiega il suo movimento sul lato esterno del campo.

A un certo punto nella narrazione ho provato un po’ di paura, l’assenza di Johan Cruijff si sente fino a quando però la figura del mastodontico fuoriclasse olandese si staglia sul documentario e non lasciando più la scena, con alcuni interventi del figlio (che ha preso il nome del santo patrono di Barcellona, Jordi).

Il clou viene raggiunto però quando viene narrata la scelta della dirigenza Barça di portare Guardiola in prima squadra. Da lì in poi si arriva alla prima finale vinta, quella di Roma (sempre contro Ferguson), toccando anche il piccolo-grande elefante nella stanza: Lionel Messi.

L’argentino è protagonista di uno spezzone del documentario, si parla principalmente della firma sul suo primo contratto, e poi dei suoi gol migliori. I suoi interventi sono asciutti, nonostante siano quasi tutti già sentiti e risentiti (ma si sa che non è mai stato un uomo da microfono) tutto sommato si integrano bene nel tutto.

Take the ball, pass the ball” va a creare una santissima trinità dalla quale un appassionato di calcio, non per forza tifoso del Barcellona, non può prescindere: leggere “Il Barça” di Sandro Modeo, e riassaporare ogni tanto un altro grande pilastro della letteratura calcistica, “Herr Pep” di Marti Perarnau.

Un prodotto che non annoia mai, nonostante racconti una storia arcinota, che affonda le radici della propria narrazione con note giornalistiche, quindi da reportage, e non da narrazione di parte. Facendo questo quindi mantiene con sé quella genuinità che fa bene.


Potete vederlo iscrivendovi su Offside Italia, così come altri film a tema calcistico che stanno uscendo in questi giorni e che proverò a recensire per voi nelle prossime settimane.

 

 

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