Opinioni, Player Analysis

Robin Gosens si è preso l’Atalanta

On Marzo 9, 2021
By Marco De Santis | 0 Comments

Dopo l’ultima strabiliante stagione, Gosens sta migliorando ancora e si sta confermando come uno dei calciatori più dominanti del nostro campionato.

Lontana dalla ribalta degli highlights, nascosta in una fase di gioco ordinaria, a risultato quasi acquisito, un’ideale sintesi del calcio di Robin Gosens è racchiusa in una delle ultime azioni della scorsa gara di campionato tra Atalanta e Napoli, una serie di gesti e sforzi progressivi che sembra sprigionare una carica elettrica su un campo in cui la tensione collettiva è in lento esaurimento.

Mancano pochi minuti alla fine. Il Napoli, ormai perso il contatto con la partita, prova a portarsi in avanti in modo disordinato, finendo a giocare sulla destra nella zona di Matteo Politano. Con l’aiuto di Rafael Tolói, Gosens recupera palla e riparte con un passaggio verso Zapata che resiste a due avversari e si affida ad uno scarico a memoria consapevole che, dietro di lui, Gosens sta continuando la sua corsa pronto a ricevere in velocità. Più che la chiusura di un triangolo, il pallone lanciato da Duván Zapata segna il prolungamento della linea prima immaginata e poi percorsa dal compagno, fino a scorrere nello spazio in cui la corsa dell’esterno aumenta i giri per farsi inarrestabile, quasi tracimante. Giovanni Di Lorenzo sembra in vantaggio, ma Gosens rimonta e lo anticipa in scivolata, prima di rialzarsi, puntare l’area di rigore e sentire il fischietto a sanzione del fallo. In una gara riaperta da una sua autorete e che finirà con 74 tocchi complessivi, una precisione nei passaggi dell’84%, quattro intercetti, due passaggi chiave, tre tiri totali fra cui una rete e un xG di 0.81 (su 2.72 di squadra), la reazione a quel fischio ritenuto ingiusto è la plastica immagine di un istinto offensivo non ancora sazio, di colpo interrotto e frustrato. Privato sul più bello, in piena trance agonistica, di una possibile, piccola tregua.

 

 

Con 9 gol e 4 assist, l’apporto offensivo di Gosens si avvia a superare quello della passata stagione (9 e 7), la migliore della sua carriera, dove sembrava aver toccato picchi al massimo eguagliabili, con un rendimento fuori categoria per un esterno capace di raddoppiare in una singola annata le reti realizzate nelle due precedenti e, soprattutto, di diventare uno dei cardini dell’architettura di Gian Piero Gasperini. Oltre ai numeri da attaccante, sta consolidando una posizione di centralità nella squadra che, se oggi appare scontata, solo all’inizio dell’anno scorso era una forte scommessa per un giocatore che non era certo deludente, ma nemmeno eccezionale. Il tecnico piemontese è ovviamente il primo a cui rendere merito per la valorizzazione e la disciplina tattica di un calciatore dalle doti sopra la media, perfetto per i movimenti ipercinetici richiesti agli esterni del suo scacchiere. In un connubio perfetto, Gosens ci ha messo anche molto di suo, riuscendo ad accrescere con costanza la sua influenza nel contesto e ad esaltarsi al suo interno come pochi prima di (e con) lui nelle recenti stagioni atalantine.

 

Scappato alle spalle della difesa, nonostante il controllo impreciso che lo costringe ad allargarsi Gosens riesce lo stesso a coordinarsi per la conclusione e impensierire Alisson.

In un sistema talmente rodato da poter essere cucito addosso anche a profili semisconosciuti e candidati al passaggio da rivelazioni a pezzi pregiati per il mercato, Gosens è il migliore interprete delle peculiari esigenze tattiche richieste dal suo allenatore ai giocatori di fascia. La capacità di fornire uguale applicazione in entrambe le fasi di gioco e di saper fare bene più o meno tutto ciò che occorre, ma spesso anche di concedersi licenze dagli spartiti codificati, rende la corsia sinistra dell’Atalanta un corridoio ad altissima intensità, proibitivo per chiunque si trovi in opposizione o provi ad attaccarlo. Le sue caratteristiche sono note: nella fase di possesso, offre differenti soluzioni costituendo una delle prime opzioni di rapida risalita per una squadra costruita per sfruttare la larghezza, sovrastando gli avversari nei tagli dall’esterno e partecipando alla manovra grazie alla sua buona tecnica di base con cui cerca e si associa ai compagni per eludere il pressing avversario; difendendo, gioca sull’anticipo, garantisce efficaci recuperi in copertura e utilizza la propria reattività con interventi rischiosi ma efficaci, con un’intensità trasferita dal perimetro di fascia all’interno dell’area di rigore.

 

 

Gosens esercita un dominio atletico tale da risultare incontenibile tanto negli uno contro uno quanto negli inserimenti, prevedibili eppure spesso indifendibili grazie alla pressione messa sull’avversario ancor prima di ingaggiare il duello. Nel campionato italiano, dove l’Atalanta riesce a controllare la partita contro la maggior parte delle squadre, i suoi compiti difensivi si riducono grazie al lavoro svolto dai tre centrali di difesa, molto alti in aggressione per un rapido recupero di palla. Questo gli permette di badare alle sue spalle con minore frequenza rispetto a quando può sganciarsi fino a fungere da attaccante aggiunto, pronto a irrompere a rimorchio nelle azioni di sfondamento o a rappresentare una sicura ricezione nei cambi di gioco da destra, dove i morbidi cross di Josip Ilicic e le imbeccate di Hans Hateboer partono per trovarlo quasi ad occhi chiusi.

 

gosens

 

Le sue incursioni sono uno degli strumenti con cui l’Atalanta crea un’improvvisa densità in area anche grazie ai tagli dei suoi esterni, serviti in corsa sul proprio lato oppure pescati sul primo palo. Grazie alle sue accelerazioni, Gosens amplifica le sue possibilità diventando inarrestabile una volta in vantaggio sul diretto marcatore oppure libero di colpire indisturbato. L’elevata qualità degli automatismi può capovolgere la prospettiva, al punto che lui stesso può affidarsi allo scarico in mezzo senza particolari preoccupazioni, sicuro del fatto che qualcuno, su quel pallone, ci arriverà.

 

gosens

 

La stagione di Gosens ha il sottotitolo abusato, eppure incontestabile, della consacrazione definitiva. Nell’Atalanta, in campionato è al quinto posto per dribbling tentati (35), quarto per dribbling riusciti (23) e tiri totali (38, dietro Zapata, Luis Muriel e Ilicic), terzo per tiri in porta (16), quarto (dietro al terzetto Zapata, Muriel, Ilicic con 6) per assist (4) e secondo solo a Ilicic nella creazione di big chance e terzo per xG (6,90 in un dato di 54,82 di squadra) alle spalle dei due attaccanti colombiani. In più: è sesto per palloni rubati (110, più del doppio di Hateboer, 53, che però ha tre partite giocate in meno), quarto per cross tentati e riusciti (44 e 12) e primo per palloni intercettati (53). In Europa, dove la pretesa del dominio del gioco contro squadre di livello si scontra spesso con la necessità di compromessi nel piano gara, la quantità dei compiti difensivi aumenta con qualche differenza di rendimento. Se in serie A vince 1.5 tackle su 1.9 tentati e 1.6 duelli aerei su 2 per 90 minuti, in Champions League passa a 0.5 su 1.8 e 1.4 su 2.7; mentre in Italia porta a termine con successo 5.7 contrasti su 10, in campo europeo ne vince 5.1 su 8.8.

 

Le heat map 2019/20 e 2020/21 a confronto

Questi numeri, oltre a mettere a fuoco l’impressionante produzione offensiva, aiutano a tradurre l’accresciuta influenza nel gioco grazie all’occupazione più ampia del campo, alla varietà di soluzioni offerte e al contemporaneo impoverimento tecnico e tattico avvenuto dopo la partenza di Alejandro Gómez. Senza il suo miglior calciatore, la forza dei princìpi di gioco dell’Atalanta è riuscita inizialmente a garantire una buona continuità di risultati, ma ha finito per stimolare il sistematico ricorso alle abitudini anche quando le cose non giravano nel verso giusto, per ovviare all’incapacità di alternare pause alla gestione aggressiva della gara. In questa transizione, Gosens si è dovuto associare in modo diverso sulla catena di sinistra, entrando di più dentro al campo con maggiori responsabilità in fase di raccordo della manovra. Ma in situazioni bloccate dove tuttora l’attacco va a infrangersi sul muro dei difensori e gli spazi si restringono, nonostante la sua abilità nello scassinare le difese resti un’opzione rassicurante, questa non può sopperire al vuoto creativo lasciato dal numero dieci, apparso in alcuni frangenti incolmabile.

 

gosens

Tre cose pregevoli. In una situazione diversa dal taglio o dalla ricezione in corsa, il modo in cui Gosens spalle alla porta si gira e attacca lo spazio come un centravanti. Stacco quasi da fermo + assist di Hateboer. Ancora prima: la precisione balistica di Gómez.

Vicino al culmine delle proprie potenzialità atletiche, a ventisei anni Gosens è uno dei giocatori più dominanti del nostro campionato e tra i laterali più interessanti in campo internazionale. Se a Gasperini va ascritto il merito di averci insistito dopo un fisiologico ambientamento, riuscendo nell’ennesima trasformazione di un profilo grezzo, poi modellato e infine valorizzato , all’ex Dordrecht e Heracles bisogna riconoscere il significativo lavoro che lo ha portato a perfezionare ogni aspetto del suo stile di gioco. Dalla corsa, all’utilizzo funzionale della propria fisicità, fino ai progressi tecnici – spesso in secondo piano in un giocatore così muscolare – Gosens si è imposto sulla corsia sinistra come il migliore esterno nella recente storia atalantina, con un percorso partito dal ruolo di riserva di Leonardo Spinazzola nella stagione 2017/18 e approdato all’indiscussa titolarità con una crescita esponenziale che lo ha reso un calciatore completo.

 

gosens

Nel gol del 2-1 a riaprire Spal-Atalanta della scorsa stagione, Gosens irrompe nella difesa emiliana come un treno in corsa.

Come per i suoi predecessori in maglia nerazzurra, il dibattito sul suo reale valore e su quanto dipenda dagli affinati meccanismi della squadra è aperto da tempo. Perché, quando parliamo dei giocatori dell’Atalanta, del loro rendimento esplosivo nel sistema offensivo di Gasperini e della capacità dello stesso sistema di accrescerne in poco tempo il valore, nonché l’appetibilità per le grandi squadre, gli interrogativi e i dubbi sono sempre gli stessi. Il complicato adattamento a un contesto diverso patito da Conti e Caldara (frenati anche da seri problemi fisici), Gagliardini, Mancini e Cristante, tutti reduci da un’ultima stagione scintillante prima di trasferirsi altrove, e la fatica con cui Kessié e Spinazzola hanno cominciato ad imporsi dopo un inizio faticoso, conducono a un’inevitabile scetticismo anche nei confronti dello spostamento di Gosens da un impianto in cui gira a meraviglia ad uno nel quale gli verrebbe chiesto, da subito, di confermarsi e fare la differenza. Senza sconti, partendo dall’assunto che ogni difficoltà incontrata costituirebbe la prova di un grossolano errore di valutazione. In attesa di un eventuale trasferimento in un’altra squadra, va detto che Gosens si trova già in un sistema di altissimo livello, tra i più evoluti e moderni in Europa, e che al passaggio in una “grande” non corrisponda un miglioramento a livello tattico così scontato. In presenza di qualità così evidenti, forse, sarebbe più utile domandarsi che tipo di giocatore diventerà quando il picco atletico sarà raggiunto e il bagaglio di doti tecniche e tattiche dovrà iniziare a definirne la caratura con più preponderanza. Per ora, quel momento non sembra ancora arrivato e Gosens non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi.

0 comments on Robin Gosens si è preso l’Atalanta

Post a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.