Analisi tattiche, Serie A

Lazio-Roma: la vittoria di Sarri, i problemi di Mourinho

On Settembre 28, 2021
By Benedetto Greco | 0 Comments

Come spesso accade nella storia dei derby di Roma, chi arriva con più fiducia e con risultati migliori alle spalle, non arriva bene alla gara, mentre chi ha avuto un periodo negativo, vede la partita come l’occasione perfetta per rilanciarsi e cominciare un nuovo percorso positivo.
Anche questo derby non è stato da meno, e la Lazio ha vinto, principalmente grazie alla prima mezzora. I biancocelesti hanno aggredito la partita con più decisione e con le idee più chiare: attaccare la Roma con dei suggerimenti nello spazio fra il terzino e il centrale difensivo, oppure il solito palleggio “sarriano” per stanare i centrocampisti giallorossi e trovare spazio fra linee.

Questo derby di Roma, di fatti, si potrebbe dividere in 4 mini tempi, e leggendo anche i numeri sul possesso palla si capisce quale sia stato l’andazzo della gara.

 

POSSESSO PALLA MIN. 1-25: LAZIO 60% – ROMA 40%

POSSESSO PALLA MIN. 25-45: ROMA 68% – LAZIO 22%

POSSESSO PALLA MIN. 45-65: ROMA 53% – LAZIO 47%

POSSESSO PALLA MIN. 65-90: LAZIO 53% – ROMA 47%

dati Wyscout

I picchi più alti toccati dalle due squadre corrispondono ai momenti migliori delle due fazioni. I primi 25/30 minuti del primo tempo, in cui la Lazio ha tenuto palla e allo stesso tempo verticalizzato sempre con prontezza, sempre trovando i giusti riferimenti fra le linee, facendo spezzare la Roma in fra difesa e centrocampo.

1 - lazio - roma

Lo scaglionamento dei centrocampisti di Sarri. Luis Alberto veniva spesso a dare una mano a Leiva in costruzione, mentre Savic agiva da vero e proprio trequartista “ombra”, dando anche uno sbocco sulle palle alte alla squadra biancoceleste

 

La Lazio trova una verticalizzazione geniale per Immobile, che scambia di prima con Milinkovic, a questo punto la linea difensiva della Roma è scomposta e in ritardo, Veretout e Cristante non danno la giusta copertura, Mancini si perde il serbo alle sue spalle

Il secondo gol arriva quasi per casualità. Le due squadre si stanno contendendo la palla da diversi minuti, senza che esca fuori. I giallorossi riescono a riversarsi in attacco forse per la prima volta in tutta la gara, si affidano a Cristante che prova a lanciare per Zaniolo, che sta stringendo la sua posizione verso il centro. Il talento di Massa deve fare qualche passo indietro, spalle alla porta, per prendere la palla, Hysaj interviene mettendolo a terra, Guida non avvisa gli estremi per la massima punizione, a quel punto la Roma è spezzata, Cristante si perde Pedro in contropiede, i biancocelesti riescono a far ricevere la palla allo spagnolo sulla trequarti. Il tiro dell’ex Barça è perfetto.

Il momento dell’assist di Immobile per Pedro: la Roma è comunque in superiorità numerica, Cristante si fa superare Pedro, Veretout non legge il movimento dello spagnolo e cerca di triplicare sull’attaccante azzurro. Pedro ha così trovato il tempo per tirare.

La Roma nei primi 30 minuti non ha semplicemente avuto un piano di gioco chiaro: l’unico sbocco della manovra per la Roma è stato l’attacco del lato debole, in particolare quello destro, con Karsdorp che ha ricevuto quasi sempre libero di scegliere se crossare o tirare (Pedro – esterno da quel lato – copriva più le zone centrali), ma ha sbagliato tutte le scelte in rifinitura.

Con il momento in cui Zaniolo ha colpito il palo alla sinistra di Reina sugli sviluppi di un calcio d’angolo, comincia la seconda fase della gara: la Roma aumenta i giri, si fa notare più spesso sotto porta, riesce a far ricevere la palla ai suoi giocatori più importanti in zone più pericolose, anche se, alla fine, riesce ad accorciare solo grazie ad una dormita generale della difesa di Sarri su calcio d’angolo.

Uno dei tanti problemi della Roma nel primo tempo. Quelle poche volte che la squadra di Mou aveva palla, la Lazio con il suo 4-5-1 (4-1-4-1) stringeva bene gli spazi centrali (Alberto su Veretout, Savic su Cristante) ed obbligava i giallorossi ad andare sulle fasce, dove riusciva con prontezza e decisione ad uscire in marcatura sugli esterni e spingere la Roma lontana dalle zone pericolose.

Le sensazioni di fine primo tempo vengono confermate anche al rientro dagli spogliatoi, con la squadra giallorossa che tiene alta la concentrazione, tiene la palla, decide il ritmo della gara, e trova qualche soluzione offensiva interessante, scontrandosi con l’ottima partita di Reina ma anche con una certa confusione offensiva. Più passano i minuti, più gli uomini di Mou perdono la pazienza, si stancano, e lasciano spazio alla Lazio per un possibile contropiede, che arriva, al 62′, con il 3-1 di Felipe Anderson.

Il rigore trasformato da Veretout 8 minuti dopo riapre ancora la gara, a quel punto Mourinho si affida a un paio di soluzioni già provate nelle scorse partite (l’ingresso di Shomurodov per dare energia all’attacco, Smalling dentro per un’atipica difesa a 3 pura), ma anche ad una soluzione disperata (l’ingresso di Zalewski, in dubbio per la partecipazione alla gara per via del grave lutto che l’ha colpito). In particolare la mossa di mettere dentro il giovane polacco è sembrata una ricerca della magia del portoghese: la storia dei derby di Roma è imperniata da gare decise dai protagonisti meno attesi, Mourinho ha visto in lui una grande storia per una grande rimonta, ma non ha visto bene nel futuro.

I NUMERI CHE FANNO RIFLETTERE

Così il derby di Roma ha restituito all’alta classifica la Lazio, dopo 3 passi falsi. I biancocelesti dopo la partita di Europa League avranno da affrontare la trasferta di Bologna e poi nell’ordine Inter, Marsiglia, Verona, Fiorentina, Atalanta e ancora Marsiglia. Non poteva esserci miglior modo per caricarsi in vista di un mese così impegnativo.

Mourinho invece deve fare i conti con una serie di problemi tattici importanti. Il portoghese nel post partita ha attivato la sua modalità da guerriglia perenne, prendendosela con l’arbitro e la FIGC, ma di certo è conscio delle problematiche da risolvere subito:

– La Roma continua a subire troppi tiri. Nelle 3 vittorie iniziali a nascondere il grosso difetto era stato Rui Patricio con delle prestazioni mostruose, ma non c’è dubbio che più tiri subisci più sia alta la probabilità di prendere gol. La Roma di Mourinho in campionato ha subito 58 tiri in 6 gare, media di 9,6 a gara. Una media terribilmente vicina a quella della stagione 2020-21 393 tiri subiti, media di 10,3 con Fonseca. Lontano dagli standard del tecnico ex Inter e United (fra le altre), storicamente famoso per la solidità difensiva che riesce a dare quasi da subito alle sue squadre. L’infortunio di Smalling ha probabilmente complicato tutto, la coppia Mancini-Ibanez per ora non sembra ben assortita, così la squadra sembra andare in apnea quando difende in area di rigore e va in confusione quando deve difendere in transizione. Il lavoro da fare, da questo punto di vista è ancora molto, e non è da escludere che Mou già da subito decida di tenere basso un terzino, o di abbassare un mediano, per impostare a 3, e provare intanto a risolvere questo grosso problema;

– A livello offensivo la Roma è di contro la squadra in A che ha tirato più volte: 103 (tre volte in più del Napoli). I giallorossi si affidano molto alle proprie individualità, ma sembra mancare nei momenti decisivi una vera trama di gioco offensiva. Domenica nel derby l’assenza di Pellegrini ha peggiorato di gran lunga la situazione. Il capitano della squadra è l’unico che riesce a dare la pausa alla manovra e che cerca l’assist con insistenza, e con la sua mancanza in campo ogni volta che la palla arrivava nella trequarti offensiva la Roma si affidava alle poche idee di Zaniolo ed El Shaarawy per associarsi ai compagni, e più alle loro giocate da singoli (Zaniolo ha provato solo 12 passaggi in tutta la partita), con Mkhitaryan ed Abraham che provavano a cercarsi con più insistenza ma venivano bloccati centralmente dalla Lazio.

I giallorossi adesso dovranno affrontare lo Zorya in Conference League, il pericoloso Empoli di Andreazzoli, poi la Juventus, il Napoli, il Cagliari e il Milan. Quattro sfide che alzano l’asticella ancora di più, e Mourinho dovrà sfruttare al massimo la pausa per le nazionali per pensare a come sistemare questi problemi più velocemente possibile.

 

 

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