La Roma vince la quarta gara delle ultime cinque, superando la Sampdoria dell’ex Ranieri in un match reso molto complicato dalle condizioni climatiche.

Fin dal primo minuto si era capito che non sarebbe stato facile aver la meglio della coriacea Sampdoria di Ranieri, una squadra che ama particolarmente giocare in partite con contesti reattivi. La pioggia della Capitale ha reso il campo dell’Olimpico pesante, quindi potenzialmente molto più difficile da controllare per una squadra che ama giocare la palla a terra, come la Roma.

Come prevedibile, quindi, i giallorossi hanno giocato quasi sempre con la palla fra i piedi, cercando di aprire varchi utili fra le strette ed organizzate linee della squadra di Ranieri.

 

Impostazione con massima flessibilità: Veretout e Villar giocano praticamente da braccetti difensivi, mentre Ibanez e Mancini si allargano molto per dare ampiezza al gioco

Si è messo ancora una volta in mostra in regia Villar, che ha toccato tantissimi palloni, e ha gestito i ritmi della gara quando la Roma costruiva da dietro, dimostrandosi però anche utile nelle rare (ma pericolose) fasi in qui la squadra di Fonseca doveva recuperare palla.

Il sistema difensivo della Sampdoria era come sempre ben organizzato e difficile da scardinare. La squadra genovese oscillava dal 4-4-2 in linea al 4-3-2-1 con Verre e Thorsby in pressione sui centrocampisti della Roma.

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In particolare il norvegese svolgeva la doppia funzione di primo portatore di pressione quando la palla arrivava sulla sinistra (in particolare ad Ibanez), o di centrocampista centrale sinistro quando la palla stazionava in un altro lato del campo, ed è quindi fondamentale formare la seconda linea di pressione.

Nel primo tempo i giallorossi hanno così trovato pochi spazi centralmente, con Mkhitaryan e Pellegrini che hanno gestito pochi palloni nei mezzi spazi (pur essendo pericolosi in alcune occasioni), e con i capitolini che non sfruttano al massimo un possibile piano b – che tornerà poi utile e decisivo nel secondo tempo – ovvero il possibile sbocco sulle fasce.

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In particolare sulla destra Karsdorp ha sempre un po’ di tempo in più per la giocata, ma la squadra di Fonseca non riesce a cambiare campo in maniera repentina, soprattutto per via del campo pesante.

La Sampdoria non ha un vero e proprio piano d’attacco. Si affida ai lanci lunghi del portiere quando ha la palla, e si avvicina al gol veramente nel primo tempo solo grazie a un tiro di Candreva, conclusione che scaturisce da uno schema su piazzato.

Nel secondo tempo la resistenza della Sampdoria dura un altro quarto d’ora, dopodiché i giallorossi aumentano i giri e sviluppano molto di più il gioco sulle fasce avvicinandosi al gol, in particolare con il colpo di testa di Smalling (che impatta la traversa). Fino al 72′, momento in cui la Roma si prende la gara grazie al quarto assist in campionato di Karsdorp, e al gol di rapina di Edin Dzeko.

Dalla simbolica rete del bosniaco in poi, regna il caos, generato da un campo impraticabile in alcune zone, e dai continui cambi degli allenatori, che mischiano le carte, ma che non danno risultati evidenti.

Alla fine a vincere è la squadra che ha creato di più, e che ha meritato, tenendo botta alle arrembanti Napoli ed Atalanta, e mantenendo un terzo posto insperato e molto prezioso.

 

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