La Juventus batte la capolista Milan 3 a 1: i bianconeri si impongono a San Siro con una bella prestazione, solida e che ancora una volta ci dimostra come uno dei maggiori punti di forza dei campioni d’Italia in carica è, da diversi anni a questa parte, la profondità della rosa.

Il Milan paga a caro prezzo le diverse assenze e nonostante la buona prestazione deve concedere la sconfitta dopo ben 27 partite di serie A.

LE PREMESSE

Pioli ha gli uomini contati, l’11 titolare è obbligato: Donnarumma; Dalot-Kjaer-Romagnoli-Theo; Kessie-Calabria; Hauge-Calhanoglu-Castillejo; Leao.

Dall’altra parte Pirlo prosegue nel suo percorso contraddistinto dal 3-2 in fase di possesso. Pur con qualche assenza ( Morata, Alex Sandro, Cuadrado) l’ex centrocampista delle due squadre in campo può mettere in campo una formazione di tutto rispetto: Szczesny; Frabotta-De Ligt-Bonucci-Danilo; Ramsey-Bentancur-Rabiot-Chiesa; Ronaldo-Dybala.

Entrambe le squadre dunque cambiano poco il loro aspetto tattico rispetto al solito, scendendo in campo con la loro mentalità solita senza troppi calcoli o accorgimenti.

Pur con due schieramenti molto diversi, erano ipotizzabili almeno 4 chiavi tattiche della partita da tenere d’occhio:

  1. Il pressing del Milan sulla prima fase di possesso della Juve;
  2. L’eventuale uscita su Ronaldo o Dybala;
  3. La rapidità di Leao in campo aperto;
  4. Il lavoro degli esterni bianconeri.

LA PARTITA

Nei primi 20 minuti, la Juve gioca con grande intensità e va vicino al gol più volte (prendendo anche un palo con Chiesa da corner); il Milan pressa molto bene e ha un paio di buone chanches in contropiede o dopo aver recuperato palla sulla trequarti offensiva.

La Juve attacca con 5 giocatori, sfruttando gli 1 vs 1 sulle fasce.

Come l’Italia di Mancini, la Juve di Pirlo quando attacca porta 5 giocatori in avanti, lasciando 3 difensori e due centrocampisti a protezione delle possibili ripartenze: diventa quindi fondamentale “isolare” gli esterni (in questo caso l’azione parte da Frabotta a sinistra) in 1 vs 1 con il terzino avversario. Qui il giovane esterno bianconero salta il diretto avversario Dalot e può attaccare l’area dove si forma un 3 contro 3 molto interessante.

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Il pressing efficace del Milan.

Il Milan ha un’identità ben precisa e sta bene fisicamente: come sempre la squadra di Pioli quando perde palla ama cercare di recuperarla molto rapidamente avvicinando tanti uomini alla zona del pallone. In questo caso Bentancur perde palla sull’attacco di Calhanoglu e Castillejo: quest’ultimo andrà al tiro senza fortuna da buona posizione.

La posizione dell’attacco della Juve quando esce palla al piede dalla propria metà campo.

Si è parlato spesso di Dybala e delle sue difficoltà nel trovare una buona posizione in campo: contro il Milan è capitato spesso di vederlo giocare da attacante centrale, con Ronaldo che parte da sinistra e Chiesa a tutta fascia a destra. La sua tecnica gli permette in spazi molto stretti di combinare con il compagno e creare un pericolo per la porta avversaria. I rossoneri vanno in crisi poichè tendono a portare molti uomini in zona palla ma, se non riescono a recuperarla, aprono grossi spazi per gli avversari.

Il gol di Chiesa: il Milan in questo caso si fa sorprendere sul lato destro del campo.

Al 18′ minuto arriva il gol di Chiesa: la combinazione rapida con Dybala, che agiva anche in questo caso da punta centrale, sorprende Theo alle spalle, mentre Kjaer non legge la situazione di pericolo in tempo per chiudere lo spazio. L’errore della difesa del Milan c’è ma la combinazione bianconera è splendida: dopo 18 minuti vivaci, si sblocca il risultato.

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Il Milan prova a pungere in contropiede.

I rossoneri seppur in grande difficoltà nella prima parte di gara, hanno una buona chanche con Leao: il portoghese lanciato in campo aperto è una spina nel fianco della difesa bianconera che, come si evince dall’immagine qui sopra, ripiega in massa ma non riesce a fermarlo. Il tiro esce di poco a lato: nonostante il 7 vs 3 a favore, la Juventus rischia di subire il pareggio.

Si scambiano la posizione Dybala e Chiesa, ma il risultato non cambia: l’esterno azzurro arriva al tiro da buona posizione.

Se il Milan è pericoloso soprattutto in contropiede, la stessa Juventus in campo aperto è devastante: una volta saltato il pressing avversario (anche a costo di rischiare molto in uscita), fermare i 3 davanti è molto complicato. In questo caso Romagnoli viene saltato secco da Chiesa, il quale aveva scambiato la sua posizione di partenza con Dybala: per fortuna dei rossoneri Kessie ha letto bene la situazione ed è riuscito a tamponare la percussione avversaria. Anche in questo caso Ronaldo parte largo a sinistra: durante i 90 minuti però, non riceverà mai un pallone giocabile in posizione pericolosa.

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La Juventus rischia anche troppo in uscita.

Per avere campo aperto da attaccare bisogna però partire da dietro palla a terra, prendendosi grossi rischi: il Milan porta tanti uomini (ben 6!) negli ultimi 30 metri di campo, costringendo Ramsey a buttare via palla. Questo è forse un aspetto che la squadra di Pirlo dovrebbe migliorare: i rossoneri pressano bene ma certi errori (soprattutto in Europa), rischi di pagarli a caro prezzo. Come si vede bene nella figura, i bianconeri si dispongono a 3 (Danilo è fuori immagine in basso a sinistra, Bonucci centrale e De Ligt a sinistra) con Bentancur e Ramsey davanti alla difesa (si forma il famoso “3-2” in fase di impostazione). Rabiot e Frabotta invece si alzano, avvicinandosi a Chiesa (che rimane alto a destra) e alle due punte Ronaldo e Dybala. Anche l’Italia di Mancini si muove in maniera molto simile.

Il 4-4-2 della Juve in fase di non possesso.

Quando invece vengono attaccati i bianconeri riformano la linea a 4: in questa immagine è abbastanza chiaro il 4-4-2 (le due punte rimangono in attacco). Spesso il Milan trova buoni spazi sulla trequarti, ma nessun tiro dalla distanza è riuscito a sorprendere il portiere ospite.

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Il pareggio del Milan: la Juve ripiega in maniera disordinata.

Alla fine, dopo numerosi tentativi, il Milan pareggia al 41′ in contropiede: la Juventus ripiega rapidamente ma in maniera confusa, tutti danno le spalle al campo dimenticandosi di Calabria che arriva a rimorchio che punisce i bianconeri. Ancora una volta è Leao a seminare il panico sulla sinistra prima di servire il compagno. Bravo anche Theo ad accompagnare l’azione, costringendo gli avversari a coprire la profondità.

Nel secondo tempo, dopo una prima parte di gara molto equilibrata, è il Milan a partire meglio ma, col passare dei minuti, la stanchezza inizia a farsi sentire e per i bianconeri eludere la pressione avversaria diviene via via sempre più facile.

La Juventus passa in vantaggio: ancora una volta è Chiesa a rompere gli equilibri.

Il Milan perde lucidità col passare dei minuti e al 62′ arriva il gol del 2 a 1 Juventus: decisivo ancora una volta Dybala il quale, dal centro del campo, pesca Chiesa lasciato 1 vs 1 (di nuovo!) contro Theo. Hauge non aiuta il compagno, mentre al centro il movimento di Ramsey alle spalle della difesa e Dybala in possesso palla, catturano l’attenzione dei rossoneri: l’argentino è bravo a leggere la situazione e a servire il compagno con precisione. Il resto lo fa la classe dell’esterno ex fiorentina, eccellente nel preparare il tiro col sinistro per poi battere Donnarumma sul palo lontano.

Il terzo gol che chiude la partita: questa volta è Kulusevski a saltare l’uomo sulla sinistra.

Il terzo gol della Juventus è l’emblema della forza dei bianconeri: i nuovi entrati danno nuove soluzioni alla squadra, mettendo alle corde un Milan che stava provando a spingersi in avanti alla ricerca del pareggio. In questo caso è Kulusevski appena entrato a saltare Romagnoli sul lato sinistro: interessante notare come la Juve fosse in superiorità numerica in questa occasione, molti rossoneri erano infatti ancora lontani dall’azione, senza energie per fare 60 metri di campo all’indietro. Dalot a destra deve quindi fronteggiare due avversari, Kjaer invece rincula verso la porta cercando di fermare il giovane centrocampista svedese: nonostante ciò, quest’ultimo trova lo spazio per servire McKennie, il quale si era ben “nascosto” alle spalle del terzino rossonero. Al 76′ la partita è in cassaforte.

ALCUNE STATISTICHE INTERESSANTI di MILAN-JUVENTUS

Partiamo col dire che la vittoria della Juventus è stata meritata: i bianconeri hanno una rosa superiore rispetto ai rossoneri i quali però, nonostante le assenze, hanno giocato una buona gara, come confermano le statistiche di squadra. L’xG totale infatti dice 1.3 Milan e 1.7 Juventus, una differenza minima, ma comunque decisiva.

La Juventus ha sicuramente avuto maggior possesso palla (57%) ma ha tirato in porta “solo” 6 volte rispetto alle 8 occasioni del Milan: questo dato combinato con i 20 tiri totali dei padroni di casa, ci da un’idea della partita comunque positiva della squadra di Pioli.

Il resto delle statistiche di squadra sono abbastanza simili, interessante notare come sia stata la Juventus a provare più lanci lunghi (45), rispetto al Milan (35).

Per quanto riguarda le statistiche dei singoli, fra i rossoneri spicca il numero 10 Calhanoglu, sempre più leader della squadra: 6 tiri in porta di cui 3 nello specchio (massimo di squadra), 72 tocchi di palla (massimo di squadra), xG 0.2 e xA 0.5 (massimo di squadra), distanza coperta dai suoi passaggi 950 metri (massimo di squadra), 3 dribbling riusciti su altrettanti tentati (più di Leao, per dare un’idea precisa della sua partita).

Fra i peggiori invece Romagnoli, parso sempre in difficoltà nell’1 vs 1: solo 3 azioni di pressing efficaci e 2 intercetti, troppo poco in una partita così equilibrata come questa.

Nella Juventus balza all’occhio la prestazione in fase di possesso di De Ligt, con l’88% di passaggi riusciti e ben 1000 metri coperti con i suoi passaggi riusciti: una bella alternativa alla solita uscita centrale con Bonucci.

Come prestazione offensiva ottima la prova, ma non avevamo bisogno delle statistiche per capirlo, di Chiesa: 3 tiri in porta su 5 tentati, xG di 0.6 (che testimonia la bontà delle sue azioni sui 2 gol, affatto scontati!).

In generale fra i bianconeri non si segnalano pessime statistiche individuali.

In conclusione, possiamo affermare che ha vinto la squadra più forte in campo, più esperta e più talentuosa: il Milan ci ha provato con le sue armi ma le assenze alla lunga hanno pesato. Per la Juventus una bella iniezione di fiducia in vista dei prossimi impegni: certo, ancora qualche zona d’ombra sul progetto di Pirlo rimane:

  • una fase di possesso iniziale forse troppo rischiosa in certe occasioni;
  • la mancanza di un giocatore adatto al ruolo di regista davanti alla difesa nel “3-2” ad inizio azione;
  • la tendenza ad abbassare i ritmi e il baricentro subito dopo il gol del vantaggio.

Sulle idee tattiche di Pirlo si può discutere per giorni, certo in generale sono molto interessanti e rivoluzionarie, figlie dei suoi recenti studi da allenatore a Coverciano, dove da qualche tempo si insegna questo tipo di calcio, molto “moderno” e basato sulla difesa a 3 in fase di costruzione. In ogni caso, la prestazione di giocatori come Dybala e Chiesa ci hanno ricordato di che pasta è fatta la sua squadra, attualmente solo quarta in campionato, ma probabilmente (ancora una volta) favorita per lo scudetto. Non dimentichiamoci poi che la Juventus ha in campo uno dei giocatori più forti della storia, Cristiano Ronaldo (poco attivo durante la partita di ieri).

Il Milan dal canto suo ci ha provato, dimostrando di avere un’identità ben precisa e tanti giovani futuribili: vedremo se la società avrà la forza di intervenire sul mercato, per provare a consolidare quanto meno un piazzamento nelle prime 4. Anche un giocatore come Theo, già oggi uno dei migliori nel suo ruolo, ha dimostrato di avere ancora grandi margini di miglioramento da colmare, come d’altronde molti dei suoi compagni (Leao, Hauge, Dalot ecc.). Menzione d’onore per Calabria: fuori ruolo ha giocato una solida partita, attenta e condita da un bel gol. Una bella sorpresa anche in vista dell’europeo che affronterà la nostra nazionale quest’estate!

1 comments on Milan-Juventus 1-3: i bianconeri si impongono a San Siro con autorità
Stefano
Bellissimo articolo. Complimenti!

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