Qualcuno è in grado di scovare (con assoluta certezza) il modulo con il quale il Verona di Juric ha affrontato la Lazio?
Compito assai arduo, se non impossibile: gli scaligeri non si muovono in campo su binari predefiniti, bensì su compiti assegnati e fino ad oggi, sbrigati alla grandissima.
Nella serata dell’ Olimpico, le posizioni di Lovato, Barak e Tameze sono la più fedele sintesi del pensiero tattico di Juric.
Lovato, in fase di non possesso, è il giocatore sottratto alla linea difensiva per seguire in ogni zona di campo l’uomo più pericoloso della Lazio (Milinkovic Savic). Questo costringe i 2 esterni (Faraoni e Di Marco) ad abbassarsi e stringere la loro posizione in una linea a 4.

Lovato segue Milinkovic Savic, dietro si ricompone la linea a 4
In fase di possesso Lovato si abbassa nei 3 offrendo una linea di passaggio nei (rari) tentativi di costruzione dal basso (solo 79 i passaggi sviluppati nel terzo difensivo), facendo alzare sulla linea dei centrocampisti i 2 laterali.
Barak (professione trequartista) è l’uomo scelto per pedinare Lucas Leiva in fase difensiva. Ma in maniera sorprendente è il giocatore che in fase di costruzione si siede in cabina di regia accanto a Veloso, lasciando agire il portoghese sul centro-sinistra, lontano dal traffico.

Barak più centrale, Veloso è libero di giocare palla in zona decentrata
Tameze è il vero tuttofare del Verona. Sistemato nell’inusuale posizione di falso nueve, è l’uomo in grado di far partire la prima pressione scaligera, alternando l’aggressione su Acerbi (sostituito al 28′) e Reina.

Radu non è preciso nel passaggio verso Reina, Tameze è pronto ad approfittarne
In fase di possesso è comunque il più pericoloso (gol a parte): 3 i tiri verso la porta avversaria, 4 i dribbling riusciti.
Singoli a parte, è sembrato da subito chiaro il disegno di Juric. Lasciare il pallino del gioco alla Lazio (registrando solo il 40% di possesso palla), ripartendo in maniera feroce ad ogni transizione offensiva.
Molto limpide anche le funzioni, divise tra i singoli e avvenute in zone di campo ben definite.
La costruzione è stata affidata al quartetto Dawidowicz – Barak – Veloso – Di Marco, ubicati nel centro-sinistra dello scacchiere.
Sempre da sinistra sono arrivate la maggior parte (57%) delle azioni d’attacco (12) del Verona.
La zona di centro-destra invece, si rende protagonista delle migliori fortune difensive. Il quartetto formato da Faraoni – Lovato – Magnani – Dawidowicz ha garantito al Verona la bellezza di 37 palle recuperate, 8 duelli aerei vinti, 16 contrasti vinti e/o intercettazioni, 23 salvataggi.
Il quadro generale ci racconta di una squadra assolutamente non dipendente dai singoli, ma espressione di un collettivo ben costruito e amalgamato.
Juric sta sottolineando in maniera eccellente (con il suo Verona) l’ evoluzione del calcio moderno, dove i ruoli stanno sempre più lasciando spazio alle funzioni.
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