Analisi tattiche

PSG – RB Lipsia: analisi tattica del big match del martedì.

On Novembre 26, 2020
By Domenico Pronestì | 0 Comments

Il PSG arrivava allo scontro con il Lipsia quasi con le spalle al muro, un’eventuale sconfitta avrebbe, di fatto, sancito la clamorosa eliminazione dei parigini, dopo la finale giocata solamente qualche mese fa. In questa analisi tattica andremo a vedere quali sono state le strategie impiegate dai due due allenatori, che restano tra i più innovativi del panorama internazionale.

Schieramenti

Tuchel come all’andata ha scelto il 4-3-3, invertendo le posizioni di Danilo Pereira e Marquinhos, con il portoghese riportato in mediana, mentre l’ex Roma riprendeva il suo posto al centro della difesa, vista anche l’assenza di Kimpembe per squalifica.

Per quanto riguarda il Lipsia, la lineups inziale riportava un 4-2-3-1, ma come sempre più spesso accade nel calcio di oggi, sul campo i ruoli erano molto più sfumati, lasciando spazio ad una fluidità posizionale, vero e proprio marchio di fabbrica di Nagelsmann.

 

Il piano tattico di Tuchel

Il vantaggio ottenuto nei primissimi minuti dell’incontro, ha modificato sostanzialmente l’approccio alla partita del PSG, che dopo il rigore trasformato da Neymar, ha preferito giocare una partita quasi esclusivamente reattiva, lasciando il pallino del gioco ai tedeschi, alla fine avranno solamente il 38 % di possesso, affidandosi sostanzialmente al talento dei 3 tenori davanti per provare a far male.

Nonostante questo, in quei 10 minuti di gioco prima del calcio di rigore, si era potuto osservare qual era l’idea di Tuchel per sfuggire alla pressione del Lipsia. D. Pereira arretrava in mezzo ai centrali, dando vita alla classica salida Lavolpiana, con i terzini che si alzavano, si andava a formare una sorta di 3-4-3.

il 3-4-3 del PSG, mentre il Lipsia pressa con un 4-4-2, cercando di indirizzare la palla sul lato.

In fase di non possesso invece, l’idea iniziale era quella di un pressing alto, cercando di recuperare la palla nella metà campo offensiva. Il rigore nasce appunto da un intercetto di Florenzi su un filtrante provato da Upamecano, la palla finirà a Di Maria che sarà furbo a farsi fare fallo appena entrato in area.

Upamecano avrebbe lo scarico facile su Angelino, ma prova ugualmente un difficile passaggio taglia linee, che Florenzi è pronto ad intercettare.

Come detto, una volta in vantaggio, il piano gara parigino cambia completamente, infatti quello di Florenzi rimarrà l’unico recupero nella metà campo avversaria per quasi tutta la partita, solo nel finale di partita ne avverà un secondo.

L’idea da lì in poi sarà non concedere per nessun motivo la fascia centrale del campo, anche concedendo molto spazio sulla fasce, alla fine saranno 24 i cross effettuati dal Lipsia.

 

La fluidità posizionale del Lipsia

Dal rigore in poi inzia una nuova partita, La squadra di Nagelsman si accampa letteralmente nella metà campo avversaria, a fine partita il baricentro medio sarà di 50 metri, un valore molto alto.

I tedeschi puntavano a disordinare la struttura compatta del PSG, grazie alla loro fluidità posizionale. Mukiele rimaneva basso dando vita ad un’impostazione a 3, mentre Angelino si alzava a dare ampiezza a sinistra. A destra invece era Haidara ad allargarsi. Nei mezzi spazi Forsberg e Dani Olmo, con Poulsen a completare il quintetto offensivo.

L’impostazione a 3 dietro, Sabitzer pivot davanti alla difesa e i 5 corridoi verticali tutti occupati.

 

Si cercava di sovraccaricare una zona, solitamente la destra, dove spesso andava ad allargarsi Poulsen, per poi cambiar lato, approfittando della scarsa propensione al sacrificio di Di Maria, che spesso ha lasciato Florenzi in situazione di 1vs1 o addirittura 2vs1, per poi attaccare l’area di rigore con molti uomini.

Sul cross di Angelino si forma un 4vs3 dentro l’area di rigore

In questo contesto si è esaltato Marquinhos, autore di una prestazione sontuosa, con 4 duelli aerei vinti e 6 spazzate.

 

Gli aggiustamenti del secondo tempo

Il PSG ha sofferto molto la  l’intraprendenza tedesca, sopratutto perché i 3 davanti rientravano poco e male, permettendo di riciclare facilmente il possesso.

Tuchel ha provato a porre rimedio, prima passando ad un 4-4-2 in fase difensiva ad inzio secondo tempo, abbassando Di Maria sulla linea dei centrocampisti e poi richiamando direttamente in panchina il fideo, facendo entrare Rafinha, abbassando D. Pereira sulla linea dei difesori, difendendo con un 5-3-2.

La difesa a 5 del PSG nell’ultima parte di partita

Mentre  Nagelsmann dal 74′ ha rinunciato ad un po’ di tecnica, richiamando in panchina Forsberg, cercando di aumentare la presenza in area di rigore, affidandosi ai centimetri di Sorloth, passando al doppio centravanti, senza però ottenere grandi risultati.

Chi invece è riuscito ha cambiare la partita è stato Marco Verratti, che ha giocato solamente 13 minuti, ma con la sua sola presenza è riuscito ad allentare la pressione dei tedeschi, alzando il baricentro della sua squadra di parecchi metri, con i suoi dribbling, 4 riusciti sui 4 tentati, 27 tocchi del pallone e 8 contrasti vinti sui 10 tentati.

 

Conclusioni

La vittoria era un conditio sine qua non per la prosecuzione delle ambizioni europee dei transalpini, quindi sotto questo punto di vista si può dire che l’obiettivo sia stato ottenuto. Ancora una volta però il PSG è sembrata una squadra con problemi profondi, spesso spezzata in 2 tronconi, con gli attaccanti completamente staccati dagli altri 8. Molto importante sarebbe recuperare a pieno Verratti, che ha dimostrato di poter elevare da solo il livello del centrocampo e rendere più organica la squadra.

Nagelsmann nonstante il risultato, può comunque ritenersi soddisfatto della prestazione dei suoi, che hanno dominato la partita dal punto di vista tattico, giocando con il coraggio di chi si fida completamente delle proprie idee, anche correndo rischi, come l’accettare il 3vs3 in difesa anche quando davanti ti trovi Neymar, Di Maria e Mbappé.

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