Quante volte ci siamo soffermati a pensare “questo ragazzo è davvero forte, vedrai che quest’estate lo vendono al miglior offerente“? Quante volte abbiamo sentito dirigenti o presidenti dichiarare apertamente “il giocatore X andrà via, vediamo dove“?

Tutto ciò da un lato ci sembra corretto, un giocatore forte parte “dalla provincia” e poi si traferisce in una big, per consacrarsi a livello nazionale e per giocare in Europa; da un altro punto di vista, sembra quasi un gesto arrendevole delle società medio-piccole, incapaci di offrire prospettive future rosee ai propri migliori giocatori, almeno non quanto riuscivano trenta o quaranta anni fa.

Abbiamo proviamo a scavare a fondo nei bilanci di una società virtuosa come l’Empoli, prendendo a riferimento alcuni anni recenti, non tanto per illustrare come si muovono i toscani nello specifico, ma bensì per dare un’idea di cosa significa tenere i conti in ordine per una squadra che milita alcuni anni in Serie A, altri anni in Serie B.

Il Presidente dell’Empoli, Corsi.

STAGIONE 18-19: SERIE A

Nella stagione 18-19, i toscani militano in Serie A: chiuderanno il campionato al diciottesimo posto, retrocedendo in Serie B.

Partiamo col dire che il bilancio al 30-06-2019 viene chiuso con un attivo di 380 mila euro: un risultato comunque positivo, non scontato vista la mole di costi che le squadre di A devono sostenere per tenere il passo delle concorrenti.

Il valore a bilancio della rosa è di poco di meno di 18 milioni di euro, in aumento rispetto alla stagione precedente di circa 8 milioni di euro: un dato in questo caso non sorprendente vista la necessità di adeguare la rosa al nuovo campionato.

Passiamo ora al fulcro della nostra analisi: come ha fatto la società a tenere i conti in ordine? I costi totali sono stati di 67 milioni di euro circa. Tenendo conto che i ricavi derivanti da diritti Tv, sponsorizzazioni, marketing ecc… hanno raggiunto la cifra di 37 milioni di euro circa, di cui ben 32 milioni di euro di proventi televisivi (tenere bene a mente questo dato), mancano all’appello più di 27 milioni di euro.

Da dove sono arrivati questi soldi? Ovviamente, dalle cessioni. Nella stagione 18-19 infatti, l’Empoli ha realizzato una serie di cessioni molto importanti come:

  • Zajc, ceduto al Fenerbache per 3,9 milioni di euro (2,9 di plusvalenza);
  • Rasmussen, ceduto alla Fiorentina per 7 milioni di euro (5,6 di plusvalenza);
  • Pucciarelli, ceduto al Chievo per 3,5 milioni di euro (tutta plusvalenza);
  • Di Lorenzo, ceduto al Napoli per 9 milioni di euro (quasi tutta plusvalenza);
  • Donnarumma, ceduto al Brescia per 1,1 milioni di euro (0.8 di plusvalenza);
  • Olivieri, ceduto alla Juventus per 2,4 milioni di euro (tutta plusvalenza).

Uniamo a questi ricavi alcuni voci minori, come prestiti onerosi e bonus vari, ed ecco che arriviamo a  superare il totale dei costi, permettendo alla società di mantenere il bilancio attivo.

Da segnalare come, nonostante ciò, la formazione schierata dell’Empoli durante questa stagione è comunque di un buon livello (chiude infatti la stagione a 38 punti): fra i giocatori più importanti ricordiamo Di Lorenzo (ceduto a fine stagione prima del 30 giugno 2019), Dragowski, Bennacer, Krunic, Caputo, Farias, La Gumina, Silvestre, Pasqual, Acquah, Traorè ecc..

Uno dei giocatori icona di quella stagione, Di Lorenzo.

STAGIONE 19-20: SERIE B

Nella stagione successiva i toscani militano in Serie B.

Premessa fondamentale: i ricavi per i diritti tv, voce principale dei ricavi della società, sono scesi da 32 milioni a 1,6 milioni di euro. Si, avete letto bene, meno 30 milioni di euro. Questo è il solco che c’è tra A e B. Ma, per fortuna, la FIGC garantisce un paracadute per le società appena retrocesse, di importo variabile, per colmare questa grossa riduzione: per l’Empoli il paracadute fu di 25 milioni di euro.

Il problema sono i costi imputabili alla stagione in oggetto, per un totale di 55 milioni di euro: pur con una riduzione, manca ancora una grossa fetta da coprire.

Da dove sono arrivate le coperture? Anche questa volta, dalle cessioni. Nella stagione 19-20 infatti, l’Empoli ha realizzato, ancora una volta, alcune cessioni molto redditizie come:

  • Krunic e Bennacer, ceduti al Milan per 21 milioni di euro complessivi (quasi tutto plusvalenza);
  • Caputo, ceduto al Sassuolo per 7 milioni di euro (5,7 di plusvalenza).

Insieme ad altre piccole operazioni, i toscani registrano un totale di plusvalenze iscritte a bilancio per 26,4 milioni di euro.

Il bilancio verrà chiuso con un positivo di quasi 6 milioni di euro, risultato straordinario se pensiamo che questa stagione è stata investita dalla pandemia.

L’Empoli chiuderà al settimo posto il campionato di Serie B 19-20.

Bennacer con la maglia azzurra dell’Empoli.

CONCLUSIONI

Ecco dimostrato come le piccole società sono costrette ad agire per evitare pericolosi squilibri di bilancio: in particolare quanto si retrocede, le plusvalenze sono l’unica ancora di salvataggio per squadre come l’Empoli, fra le altre cose abilissima nel prendere talentuosi giocatori semisconosciuti a prezzi di cartellino irrisori (sin dal settore giovanile).

Non dimentichiamoci inoltre che, attualmente, l’Empoli è tornato a disputare il campionato di Serie A. Non è detto che vendere significhi sempre smantellare tutto senza ritegno, senza logica: prima di valutare l’operato sul mercato di certe squadre, bisognerebbe scavare a fondo nella loro storia, nonché leggersi qualche documento societario (o qualche articolo al riguardo).

 

link al sito aziendale:

 

 

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