L’Europa regala un’altra grossa amarezza alla Juventus, che esce agli ottavi di finale contro un Porto mai domo. Gli interrogativi sulla squadra di Pirlo diventano sempre più grossi, mentre scivola via l’ennesimo obiettivo stagionale.

La partita di Oporto era stata un mezzo disastro, salvato dal gol di Chiesa che teneva tutto aperto per il ritorno. A Torino però i fantasmi delle scorse edizioni sono scesi in campo assieme ai giocatori bianconeri, così si è consumato il delitto perfetto per la squadra di Conceicao.

La Juve aveva cominciato bene la gara, mettendo in chiaro quale era il piano con cui approdare ai quarti. Il dominio del pallone, come sempre, l’attacco dell’ampiezza e della profondità, e un giro palla costante che doveva servire a spostare le strette linee della squadra di Conceicao.

1 - costruzione Juventus

In regia questa volta giocava Artur, dopo le pesanti critiche a Bentancur il brasiliano ha gestito i tempi dell’uscita palla dei bianconeri. Alex Sandro ha giocato nel corridoio interno a sinistra, cercando di attrarre a sé un avversario, con Chiesa pronto a ricevere con i piedi sulla linea laterale sinistra.

3 - costruzione Juve 2

Un’altra immagine che evidenza il 2+3 dei bianconeri in costruzione, con Ramsey che si staccava dalla linea dei centrocampisti per provare a ricevere alle spalle dei centrocampisti del Porto

Dopo un primo quarto d’ora promettente, in cui la Juventus è andata molto vicina al vantaggio con il colpo di testa di Morata, la squadra di Pirlo è andata in svantaggio per via del fallo di Demiral in area di rigore. Il gol del Porto ha messo ancora più in difficoltà i bianconeri che tenevano la palla ma non trovando mai sbocchi utili in verticale e non creando delle occasioni pericolose, anzi, rischiando di subire in diverse occasioni anche il gol del doppio svantaggio.

Come nasce l’azione del rigore: la Juventus sbaglia i tempi della riaggressione, con un passaggio in verticale Otavio taglia fuori 6 uomini di Pirlo e può attaccare a campo aperto

juventus porto rigore

La palla viaggerà verso sinistra dove Sanusi attrae Cuadrado e serve Taremi, con tantissimo spazio libero, nel frattempo a destra Corona ha delle praterie di fronte a sé per ricevere il cambio di gioco

L’azione del rigore ha messo altresì in evidenza i grossi problemi della squadra di Pirlo in transizione difensiva. Se la Juve non riesce a recuperare la palla subito, si spezza, ed è facile da colpire in contropiede.

Dopo un momento di gara in cui il Porto attaccava i riferimenti della Juventus in costruzione pressando alto, la squadra di Conceicao ha accentuato ancora di più la propria partita difensiva, arrivando addirittura a mettersi a 6 in difesa, con Otavio e Corona ad annullare le due minacce laterali, Chiesa a sinistra e Cuadrado a destra.

juventus porto

Non capita tutti i giorni di vedere una difesa a 6 in Champions League. L’obiettivo di Conceicao era chiaro: evitare di farsi trovare scoperto sui cambi di gioco diretti a Cuadrado e Chiesa.

Il pareggio della Juventus arriva grazie ad una verticalizzazione improvvisa di Bonucci verso Ronaldo, che con un movimento perfetto in profondità prende alla sprovvista l’attenta linea difensiva del Porto e sceglie, intelligentemente, di lasciare il pallone a Chiesa, che con un tiro a giro di destro rimette la Juve in carreggiata.

Il lancio di Bonucci

L’espulsione di Mehdi Taremi è stato l’episodio che ha impresso la fiducia più alta nei giocatori di Pirlo e che sembrava avrebbe cambiato le sorti della doppia sfida. La Juventus prende sempre più coraggio e convinzione nei propri mezzi, Conceicao non cambia atteggiamento provando ad abbozzare un 6-2-1 che non blocca però il palleggio della squadra di Pirlo ed agevola le iniziative di Cuadrado sulla fascia destra.

Proprio da un meraviglioso traversone del colombiano arriva la doppietta di Chiesa.

8 - gol Juventus 2

Il post di CalcioDatato mette ulteriormente in chiaro la strategia di Pirlo di puntare molto sulle doti di Cuadrado nei cross e nei traversoni

Raggiunto il vantaggio la Juventus avrebbe potuto uccidere definitivamente la gara. Il Porto era demotivato, in inferiorità numerica e il sistema ultra-difensivo non stava dando i suoi frutti. Nel momento clou, però, non è arrivato l’input dalla panchina (qualche forza fresca e qualche idea nuova avrebbe aiutato chi era in campo) e la manovra della squadra di Pirlo è diventata lenta e sterile.

La partita è così arrivata nella zona grigia dei tempi supplementari che, in questo periodo colmo di gare, sono ancora di più un’incognita. In una delle rare occasioni costruite dal Porto negli extra time è così arrivata la doccia fredda: la punizione decisiva di Oliveira.

A fine gara Mbemba, centrale difensivo della squadra di Conceicao, ha ammesso di aver studiato nel pre-partita il modo in cui la Juventus difendeva sui piazzati notando che la barriera piazzata da Szczesny saltava sempre. Ancora una volta la dimostrazione che la match analysis non è un mero strumento da nerd disadattati (come qualcuno in Italia continua a sostenere), ma una risorsa importantissima per i club più prestigiosi che partecipano alle competizioni più importanti.

 

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