Analisi tattiche

Italia-Olanda, i problemi offensivi degli Azzurri

On Ottobre 15, 2020
By Benedetto Greco | 0 Comments

La quarta partita del Gruppo 1 della Lega A di Nations League, Italia-Olanda, è terminata con un pareggio che non ha messo le due nazionali all’inizio favorite per la vittoria del gruppo nelle migliori condizioni per le prossime due gare. Adesso è la Polonia, infatti, in testa al girone, con 7 punti.

Italia-Olanda, i cambi rispetto alle gare precedenti

Sia Mancini che De Boer hanno cambiato qualcosa nelle scelte degli undici uomini che sono scesi in campo. Rispetto alla partita di Danzica l’allenatore ex City ha scelto Spinazzola per Emerson Palmieri, D’Ambrosio per Florenzi ed Immobile per Belotti.

Mentre De Boer, che aveva pareggiato per 0-0 in Bosnia con un 4-2-3-1 che teneva fuori dal campo Depay e Van de Beek, ha optato per un ritorno al 3-5-2/5-3-2, con l’attaccante del Lione affiancato a Luuk de Jong. Un modulo che escludeva le due ali veloci utilizzate nella partita precedente, Malen e Promes.

Italia-Olanda, le scelte in difesa e a centrocampo

Pur cambiando gli uomini, l’idea di gioco del commissario tecnico azzurro non cambia, ed è forse questa la costante positiva di tutte queste partite. Con i suoi piccoli o medi problemi – perché di grossi non ne notiamo – l’Italia ha una sua idea di gioco, quando scende in campo ha un piano, e sa eseguirlo.
Pensiamo solo a come avevamo cominciato questo ciclo, devastati dalla più grossa eliminazione della nostra nazionale dal dopo guerra in poi… guardando questa squadra possiamo dire che Mancini ha fatto un mezzo miracolo.

L’idea da cui parte Mancini è fissa: bisogna tenere la palla, e impostare l’azione da dietro. Per farlo, il Mancio sceglie sempre di impostare con 3 difensori, e mette in campo due palleggiatori nati come Jorginho e Verratti, abili soprattutto a resistere alla pressione avversaria e a scaricare velocemente la palla.

Di solito il terzo centrale, in fase di impostazione, è quello che nominalmente vediamo come terzino. In Italia-Olanda è stato D’Ambrosio, contro la Polonia Florenzi, ed ha il doppio compito di aiutare la squadra a costruire, e quando l’azione è consolidata deve alzarsi, per scambiare la posizione con la mezzala di quel lato e se possibile attaccare e andare al cross.

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La fase di possesso della nazionale italiana, in questo caso centrocampisti in linea

Nel lato sinistro invece gioca Spinazzola, che gioca molto meglio (fin dalla sua prodigiosa stagione all’Atalanta) come quinto di centrocampo, e va parecchio in difficoltà nella posizione di terzino sinistro. Così il giocatore di proprietà della Roma ha spazio per attaccare, e dietro di lui ha sempre copertura.

L’uomo in più dell’Italia, anche per il periodo positivo che sta passando con il club, è Barella, che ormai si sta evolvendo in un centrocampista completo. Non solo aiuta la squadra a risalire il campo, ma ha imparato a ricevere fra le linee, a giocare di sponda, a scambiare velocemente con i compagni, persino ad allargarsi sulla destra e a provare il cross (anche se in questo fondamentale deve ancora migliorare). Il suo dinamismo è importante in attacco quanto lo è in difesa.

Italia-Olanda, le “false ali” e il centravanti

I veri problemi di questa squadra si vedono in attacco, sembra veramente assurdo dire questo pensando che il centravanti titolare in Italia-Olanda era Immobile, la Scarpa d’Oro 2020.

I numeri impietosi dell’attaccante della Lazio in nazionale, a mio parere, più che “smascherare” un bluff, ci dicono molto della bravura di Simone Inzaghi, del modo in cui il tecnico dei biancocelesti ha trasformato la sua squadra, vestendola con un abito che è perfetto per esaltare il suo giocatore più importante, Immobile appunto.

L’ex Dortmund non si trova a suo agio nella squadra di Mancini, costruita per palleggiare, creare spazi spostando gli avversari, quindi con meno campo da coprire in velocità, ma le qualità tecniche dell’attaccante di Torre Annunziata sono superiori alla media, e dovrà trovare il modo (ancora una volta nella sua carriera) di adattarsi.

Sul lato destro toccava a Chiesa dare ampiezza, esattamente come ha fatto nell’ultima stagione con Iachini e come verosimilmente farà con Pirlo alla Juve. Kean, entrato al suo posto, ha svolto le stesse funzioni dell’ex Viola, prendendo la palla esternamente e lavorando poi sulla linea di fondo.

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Abbiamo visto per la seconda gara consecutiva anche Lorenzo Pellegrini nell’insolito ruolo di “ala sinistra”. In realtà Pellegrini non ha mai giocato nella posizione di un’ala classica, stringendo sempre verso il centro, quindi verso l’halfspace sinistro, per creare gioco ed associarsi il più possibile ad Immobile. Credo ci siano quindi 3 chiavi di lettura della posizione del numero 7 romanista:

  1. Dentro il campo Mancini ha bisogno di qualità nell’ultimo passaggio, lui gli sembra quello più affidabile in rosa;
  2. Avvicinare un giocatore come lui ad Immobile, può giovare ad entrambi;
  3. Quando Spinazzola gioca sulla sinistra, si crea una catena di giocatori che si conoscono e si allenano quotidianamente a Trigoria, una cosa fondamentale per un CT della nazionale, che per forza di cose non può sempre allenare i suoi giocatori.

Proprio sul punto 3 mi soffermo, perché nel secondo tempo abbiamo visto tanti scambi di posizione fra Barella e D’Ambrosio, a loro volta due compagni di squadra nell’Inter, o il magnifico quarto d’ora finale di Danzica, con Berardi, Locatelli e Caputo insieme in campo.

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Pellegrini fa un movimento verso l’interno, nell’halfspace, portando fuori dalla propria zona de Vrij, poi serve con un bel lancio il compagno Spinazzola

 

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L’azione del gol, con Pellegrini che attacca lo spazio fra il centrale ed Hateboer

Mancini, sapientemente, riconosce i suoi limiti, sa che non può affinare tutti i meccanismi che vorrebbe, ma sceglie una squadra che si conosce, e che riconosce certi principi di gioco, e non è un caso che abbia scelto questo 3-2-4-1 per metterla in campo, un modulo che molte squadre stanno utilizzando in Serie A (Juventus, Inter, Roma, Lazio, su tutte).

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Sovraccarico di possesso sul lato destro del campo, Barella si abbassa per fare il terzo centrale, D’Ambrosio si allarga

I problemi offensivi

I problemi offensivi tuttavia rimangono. Tolte le partite contro Armenia, Liechtenstein e Moldavia, l’Italia è andata sopra le due reti solo una volta contro la Bosnia, e un’altra contro la Grecia. Per il resto tanti problemi nel creare occasioni grosse, per liberare lo spazio per gli attaccanti, per trovare delle vie interessanti per andare al gol. Alla fine la squadra di Mancini si riduce spesso ad affidarsi ai lanci in profondità di Bonucci, ma non riesce a trasformare in qualcosa di concreto il tempo che passa accampata nella trequarti avversaria.

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Il 3-1-4-2 scelto quando Florenzi è entrato in campo, con due punte vicine. Forse una soluzione che Mancini dovrà riproporre al più presto

Ovviamente la buona notizia è l’imbattibilità. Escludendo le amichevoli, l’Italia è rimasta imbattuta per 16 partite consecutive – soltanto una volta gli Azzurri hanno fatto meglio nella propria storia: 17 gare di fila tra giugno 1997 e giugno 1999. È banale affermare che non perdere aiuta a vincere, ma nelle prossime due gare contro Polonia e Bosnia bisognerà tornare a vincere per provare a giocare la fase finale di Nations League.

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