È l’Inter di Simone Inzaghi ad aggiudicarsi la 34° edizione della Supercoppa Italiana, ormai la quarta consecutivi disputata in periodo invernale e non ad agosto come di consueto. I nerazzurri si sono imposti per 2 a 1 grazie a un finale di gara a dir poco rocambolesco, con il gol decisivo di Alexis Sanchez arrivato a tempo scaduto nei tempi supplementari. La gara ha visto i ragazzi di Inzaghi mantenere il controllo territoriale per la maggior parte dei minuti, ma senza riuscire a scardinare una difesa juventina piuttosto attenta. Anzi, sono stati proprio i bianconeri a portarsi in vantaggio a inizio partita con un gol di McKennie di testa nell’area piccola di Handanovic. La squadra di Allegri ha pagato a caro prezzo due errori individuali: nel primo tempo De Sciglio commette un fallo da rigore travolgendo Dzeko (rigore trasformato da Lautaro Martinez), mentre nell’ultima azione della partita è Alex Sandro a compiere una follia cercando un avventato stop di petto all’interno dell’area di rigore.

Una finale i Supercoppa che ha confermato da una parte la maturità dell’Inter, una squadra in un vero e proprio stato di grazia negli ultimi due mesi e che sembra in questo momento un gradino superiore a qualsiasi altra squadra in Italia, e dall’altra ha messo a nudo per l’ennesima volta in questa stagione i limiti tecnici di una Juventus che pur avendo prodotto una prestazione diligente ha fatto vedere troppo poco per meritare la vittoria.

PRIMO TEMPO

Ai nastri di partenza, Simone Inzaghi ritrova Dzeko e Calhanoglu dal primo minuto rispetto alla partita di campionato con la Lazio, ricomponendo di fatto la stessa formazione che aveva dato la svolta nelle ultime settimane del 2021. È invece Allegri ad avere qualche problema nella scelta degli undici: nella partita di campionato con la Roma perde De Ligt e Cuadrado per squalifica e Chiesa per infortunio. Rugani fa coppia in difesa con Chiellini negativizzato dal covid, in attacco torna titolare Morats supportato da Kulusevski e McKennie.

In una prima parte di gara molto intensa ma spezzettata da diversi falli ed errori tecnici a centrocampo, è l’Inter a tenere in mano le redini del gioco e produrre le prime due occasioni con un colpo di testa di Dzeko da corner e un tiro a lato di Lautaro. Un’azione che libera Perisic sulla sinistra evidenzia la fluidità delle posizioni dello scacchiere nerazzurro, in particolare il movimento di Bastoni che si alza quando Calhanoglu e Brozovic si abbassano per impostare.

 

 

La Juventus di contro prova a rendersi pericolosa dalle parti di Handanovic sfruttando principalmente il dinamismo di McKennie, che partendo da sinistra riesce sia ad allungare la difesa interista per lasciare spazio a Morata e Kulusevski di ricevere tra le linee, sia di riempire l’area alla fine della transizione.

 

E non è un caso che sia proprio lo statunitense a sbloccare il risultato con un colpo di testa ravvicinato, raccogliendo un cross da Morata dalla sinistra. La squadra di Allegri ha sfruttato a proprio vantaggio l’aggressività dell’Inter, che con un movimento di Kuluveski ha portato fuori posizione Bastoni lasciando in isolamento Bernardeschi (che insieme proprio allo svedese hanno portato la palla a fondo campo).

 

 

Sul cross che libera Morata sulla sinistra e il conseguente contro cross, la Juventus riesce a portare 4 giocatori in area di rigore dell’Inter, situazione che difficilmente è riuscita a ripetere durante il resto della partita.

 

I capolisti del campionato non si perdono d’animo e reagiscono prontamente allo svantaggio. Dopo un paio di conclusioni da fuori area di Calhanoglu l’occasione del pareggio arriva direttamente da calcio di rigore: De Sciglio frana su Dzeko che gli taglia la strada e induce Doveri a fischiare il penalty. Lautaro Martinez spiazza Perin con un tiro secco appena sotto la traversa.

 

Occasione del pareggio arrivata in modo fortunoso, ma ancora una volta è da sottolineare la posizione molto spregiudicata di Bastoni in posizione quasi di trequartista.

 

SECONDO TEMPO

Il secondo tempo si apre subito con due squilli della Juventus entrambi a opera di Bernardeschi, che impensierisce Handanovic prima girando un cross dalla sinistra e poi concludendo alto dopo una percussione personale.

 

McKennie e Rabiot dallo stesso lato mettono in imbarazzo la retroguardia interista. Skriniar preoccupato dal numero 14 non può seguire il francese, che sfila anche alle spalle di Dumfries.

 

Per tutta la parte centrale del primo tempo, l’Inter torna padrona del gioco, costringendo la Juventus nella propria metà campo sfruttando la fluidità della catena di sinistra con il triangolo Bastoni-Calhanoglu-Perisic.

Nonostante la pressione prodotta, però, la squadra di Inzaghi non è riuscita a creare occasioni pericolose. I nerazzurri hanno sofferto la densità della Juventus nella zona centrale del campo, oscurando Brozovic che ha faticato a entrare nel vivo del gioco in questa fase.

Questa invece è una delle situazioni in cui l’Inter è riuscita a liberare un uomo alle spalle del pressing juventino, con un movimento alternato tra Brozovic e Calhanoglu.

Non bastono gli ingressi dalle panchine per cambiare l’inerzia della partita che si adagia sul risultato di pareggio senza altri scossoni. Si rendono necessari i tempi supplementari.

TEMPI SUPPLEMENTARI

I tempi supplementari scorrono senza grandi emozioni degne di nota. L’Inter continua a tenere in mano il gioco e il possesso del pallone, ma senza riferimenti in avanti (nel corso del secondo tempo Correa e Sanchez hanno sostituito Dzeko e Lautaro) su cui appoggiarsi fanno fatica ad affacciarsi dalle parti di Szczesny. Anche la Juventus ha sofferto i cambi: senza Morata non riesce a risalire il campo in transizione come faceva lo spagnolo. Dybala entrato nella ripresa deve abbassarsi troppo per ottenere palloni giocabili.

Ma è proprio sull’ultima azione della partita che si spezza l’equilibrio: una Juventus forse troppo morbida e distratta (Allegri chiedeva ai suoi un fallo tattico per entrare Bonucci in vista dei rigori) lascia un’uscita pulita all’Inter sulla sinistra. DiMarco mette al centro un cross dalla trequarti sul quale Alex Sandro tenta un improbabile stop di petto a centro area, favorendo il recupero di Darmian e il tap in sotto porta di Alexis Sanchez.

CONCLUSIONI

Il risultato finale ha quindi dato premiato la formazione che ha meritato di più la vittoria, anche se è stata raggiunta appena all’ultimo respiro, prima della lotteria dei calci di rigore. L’Inter di Simone Inzaghi ha dimostrato che quando riesce a sostenere il suo ritmo di gioco e a imporlo agli avversari, è in grado di mettere alle corde il diretto avversario, mentre fa più fatica a mantenere in pugno la gara quando non ha il piede sul pedale dell’acceleratore. Di contro, anche la Juventus ha confermato segnali che aveva già lanciato nella sua prima metà di stagione. I bianconeri si trovano nella loro comfort zone quando riescono a difendere in blocco bassi nella propria trequarti e affidarsi alle transizioni dei propri attaccanti, ma alcune disattenzioni individuali (alle quali lo stesso Allegri non era abituato nella sua prima esperienza alla Juventus) ne compromettono la solidità difensiva.

0 comments on Inter – Juventus, finale di Supercoppa Italiana. L’analisi tattica

Post a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.