Tutti parlano del 3-5-2: per alcuni è una buona base su cui costruire una solida difesa, per altri un appiglio a cui aggrapparsi quando le cose vanno male…

Qualcuno lo bolla come modulo estremamente difensivo e rinunciatario, altri lo ritengono una soluzione per far convivere in campo due punte senza perdere equilibri e distanze

Insomma, questo modulo è l’indiscusso protagonista delle famose “chiacchere da bar”, capace di dividere gli appassionati in pro e contro, perfino i tifosi della stessa squadra…

Una cosa, però, è certa: attualmente un numero sempre più numeroso di squadre adotta il 3-5-2 pertanto, di seguito, andremo a scavare indietro nel tempo per scoprirne le origini e, arrivando ai giorni nostri, ne illustreremo il funzionamento nonché le sue applicazioni e modificazioni intervenute nel corso della storia.

LE ORIGINI DEL 3-5-2

Partiamo da un presupposto: il primo accenno di 3-5-2 nasce da un’evoluzione del famoso “catenaccio”.

Il “catenaccio” è stato per anni (soprattutto negli anni ‘60) l’unico, o quasi, sistema usato in Italia: derivazione del “Sistema” (o WM – 3-2-2-3 di origine britannica), prevedeva una disposizione riconducibile ad un 1-3-2-1-3:

Il catenaccio originale.

La peculiarità in difesa era rappresentata dal libero alle spalle della difesa a 3, a sua volta formata da uno stopper e 2 terzini; a centrocampo un mediano e una mezzala formavano una linea a due con di fronte il regista a tutto campo, mentre davanti giocavano una punta con ai lati due ali.

Una prima evoluzione del catenaccio nacque dall’esigenza di far arretrare una delle due ali offensive per evitare di finire in inferiorità numerica a centrocampo, soprattutto contro le squadre che adottavano il Sistema; di riflesso, il terzino opposto alla cosiddetta ala tattica poteva permettersi di essere più offensivo:

3-5-2

Il catenaccio dopo l’introduzione dell’ala tattica.

 

Alcune grandi squadre del passato, come il Milan di Nereo Rocco e l’Inter di Helenio Herrera, ottennero importanti successi nazionali e internazionali con questa tattica, segnando in maniera indelebile un’intera epoca calcistica.

IL GIOCO ALL’ITALIANA

Arriviamo ora agli anni ’70, in Italia si afferma il cosiddetto “gioco all’italiana”: Gigi Radice e Giovanni Trapattoni, allenatori rispettivamente del Torino e della Juventus, modificano il famoso catenaccio che aveva dominato il mondo calcistico italiano nel decennio precedente, introducendo alcuni concetti tipici del “calcio totale” di origine olandese, come il continuo attacchi degli spazi e i frequenti scambi di posizione fra i vari interpreti in campo.

Le nuove idee olandesi infatti stravolsero il gioco in tutta Europa: gli allenatori di tutto il mondo dovettero adattarsi al cambiamento e questo avvenne anche nel nostro Paese.

In Italia una prima evoluzione fu portata dal “gioco all’italiana”, meglio conosciuto con il nome di “Zona Mista”, il quale prevedeva sostanzialmente uno schieramento molto duttile e in grado di adattarsi rapidamente alle varie situazioni di gioco, tuttavia la scuola italiana preferì mantenere intatta la consuetudine di marcare a uomo per sfruttare l’abilità difensiva dei propri giocatori: a seguito della modifica della regola del fuorigioco, si decise semplicemente di portare il libero più vicino agli altri difensori, per poi chiedergli di salire nel momento propizio e far scattare la trappola.

All’incirca la disposizione assunta in campo era molto simile al catenaccio anni ’60:

3-5-2

La zona mista: in rosso è evidenziato il 4-4-2, in blu il 3-5-2.

In questo momento la disposizione in campo oltre ad assomigliare al moderno 3-5-2 ha anche un funzionamento molto simile:

  • In difesa libero-stopper-terzino destro formano una specie di linea a 3, essendo il libero più vicino alla linea e il terzino un marcatore aggiuntivo allo stopper;
  • A centro campo sparisce o quasi il ruolo del regista a tutto campo, ora ci sono 3 ruoli classici come mediano davanti alla difesa, mezzala e regista;
  • Davanti agiscono una prima punta vera e una seconda punta in appoggio.

La Juventus di Trapattoni vinse 6 scudetti consecutivi giocando con questa disposizione:

In bianco sono vedete i ruoli e la disposizione della Juve del “Trap” (in maglia gialla).

In questa immagine si nota molto bene la linea a 5: il libero e gli stopper formano una difesa a 3 con ai lati i due esterni; i centrocampisti si scambiano spesso le posizioni in campo, anche in questo caso per esempio non formano una linea a 3 ordinata.

In bianco la disposizione in fase di possesso palla della Juventus del “Trap”.

In questo fermo immagine si vede una specie di 3-5-2: da notare che le punte sono molto basse, nell’ultimo terzo di campo non c’è nessun giocatore in maglia gialla.

Fra le altre squadre più famose che hanno ottenuto grandi risultati con il gioco all’italiana, non possiamo non citare l’Italia campione del mondo nel ’82, che si presentava in campo al fischio d’inizio della finale di Spagna ‘82 con una formazione molto simile al 3-5-2.

IL 3-5-2 DELLA JUVENTUS DI CONTE

Arrivando ai giorni nostri, potremmo citare il Parma di Nevio Scala o il Perugia di Serse Cosmi come esempi di 3-5-2 ben riusciti, ma non possiamo concludere l’analisi mostrando probabilmente la più famosa (e vincente) interpretazione di questo modulo: la Juventus di Antonio Conte.

Il tecnico salentino in realtà all’inizio della sua avventura propose un calcio ben diverso da quello che lo ha reso famoso, ovvero esportando a Torino il suo marchio di fabbrica: il 4-2-4, offensivo e spregiudicato, con forte attenzione ad un possesso palla che coinvolge tutti e undici i giocatori della squadra, costringendo l’avversario a coprire una grossa fetta di campo, aprendo pericolosi spazi agli attaccanti (ed esterni offensivi) della squadra di Conte.

Complice l’inserimento in rosa di una mezzala formidabile come Arturo Vidal, la Juventus stagione ‘11-’12 gioca ben poche partite con il 4-2-4, passando subito al 4-3-3, incentrato chiaramente sui 3 tenori Pirlo-Marchisio-Vidal: la vittoria sul Milan per 2 a 0 alla seconda giornata mostra tutti i pregi della mentalità offensiva imposta da Conte, nonché le potenzialità della rosa a sua disposizione.

Il 3-5-2 nasce in realtà a ridosso del match con il Napoli del 29 novembre 2011: la Juventus affronta la partita con il nuovo schieramento per sopperire in primis all’assenza di Marchisio in mezzo al campo, in secondo luogo per fronteggiare al meglio il 3-4-3 disegnato da Mazzarri.

Finirà con un rocambolesco 3 a 3, ma da qui in poi il 3-5-2 viene riproposto sempre più spesso e con risultati sorprendenti: i bianconeri vincono il campionato subendo solo 20 gol in 38 partite, numeri eccezionali che giustificano le scelte prese dal tecnico (oltre che dalla dirigenza sul mercato).

Ecco alcune immagini che mostrano i movimenti tipici del 3-5-2 bianconero di Conte:

In bianco è evidenziata la fase difensiva dei bianconeri di Conte: è tanto diversa da quella del “Trap”?

Prima immagine: qui si vede ancora una volta molto bene la linea a 5, molto simile in realtà a quella della Juventus anni ’80. L’unica differenzia sostanziale sta nel maggior ordine richiesto soprattutto ai centrocampisti, che lasciano però in questo caso molto spazio sulla trequarti avversaria (punto di domanda cerchiato).

In bianco la disposizione dei bianconeri, in rosso le possibili uscite dei difensori.

Seconda immagine: anche qui i 3 centrocampisti sono molto vicini e ordinati, mentre gli esterni, in particolare quello di sinistra fuori dall’immagine, si possono permettere di rimanere più aggressivi visto che in zona centrale ci sono già 6 giocatori. Tutti i giocatori avversari sono coperti.

3-5-2

In bianco la linea a 5 che tampona il contropiede avversario: in rosso è cerchiato Marchisio che va a fare il terzo centrale.

Terza immagine: anche quando manca un centrale, come in questo contropiede, la Juventus riforma la linea a 5 con l’ausilio di Marchisio. Cassano non ha linee di passaggio frontali (linea rossa) e sarà costretto ad allargare per l’esterno che arriva (cerchio azzurro): da lì quest’ultimo avrà poche scelte poiché l’area sarà occupata da 4 giocatori bianconeri, pertanto il contropiede è stato neutralizzato.

In bianco il 5-2 della Juventus in fase offensiva: in rosso la zona che impegnano gli attaccanti.

Quarta immagine: quando attacca la Juventus copre tutto il campo in ampiezza, con gli attaccanti che impegnano una grossa fetta dei difensori avversari. Per questo motivo, nonostante il Milan porti 7 giocatori sotto la linea della palla, Pirlo in possesso è smarcato, così come i 2 esterni larghi (stellina rossa in foto); da notare il terzo centrale che si alza in fase di possesso (lo vedremo spesso in seguito….).

3-5-2

I movimenti delle mezzali offensive nel 3-5-2.

Quinta immagine: avendo 3 centrali fissi dietro, le mezzali possono buttarsi in profondità con molto spazio (stellina bianca alle spalle della difesa), agevolati dalle due punte che impegnano la difesa a 3 avversaria. L’Inter ha portato 8 giocatori nella propria metà campo ma, nonostante ciò, la difesa è scoperta, Pirlo è solo in appoggio e l’esterno opposto è pronto per il cambio gioco.

3-5-2

L’occupazione dell’area della Juventus.

Sesta immagine: su un cross dalla sinista una mezzala si butta in area di rigore per favorire la creazione di un occasione pericolosa, mentra l’altro centrocampista arriva a rimorchio, sfruttando lo spazio che si crea al limite dell’area. L’esterno destro non sta a guardare e anche lui attacca l’area con grande spazio (stellina bianca): in questo momento il suo diretto marcatore (“?” rosso) è distratto dall’azione in corso.

La Juventus manterrà questo assetto anche dopo l’addio di Conte a favore della Nazionale Italiana, il nuovo tecnico Massimiliano Allegri infatti prima di cambiare volto alla squadra preferì mantenere il 3-5-2 per un breve periodo, dimostrando che non per forza di cose per adottare questo modulo serve un tecnico speciale.

Il susseguirsi delle vittorie bianconere ha poi contribuito alla diffusione a macchia d’olio del 3-5-2 in Italia: ancora oggi molte squadre lo adottano con discreti risultati.

L’ULTIMA EVOLUZIONE DEL 3-5-2: L’INTER

Oggi Conte allena l’Inter e sta attraversando un momento complicato, nonostante abbia esportato anche a Milano l’amato 3-5-2: c’è da sottolineare che molte cose sono cambiate dal quel Napoli-Juventus, oggi nel calcio si richiede ai propri giocatori di alzare molto la linea di pressione e di accettare in alcuni casi l’1 vs 1 a tutto campo inoltre, in fase offensiva, anche i difensori vengono coinvolti nella manovra, spingendo gli esterni molto in alto sino alla linea degli attaccanti.

Da qui nasce l’ultima interpretazione del 3-5-2, di cui riportiamo alcune immagini:

La fase di possesso molto ricercata dell’Inter di Conte.

Prima immagine: in fase di costruzione l’Inter di Conte porta, a differenza della Juventus dello stesso tecnico, tutti i giocatori o quasi nella metà campo avversaria, spingendo gli esterni molto in alto sino alla linea degli attaccanti. Le punte anche in questo caso, tengono occupata la difesa avversaria (cerchio rosso).

3-5-2

In bianco la disposizione in fase di uscita palla al piede dell’Inter.

Seconda immagine: quando parte da dietro l’Inter coinvolge tutti i giocatori tranne le punte che rimangono alte. Da notare (cerchio rosso) come il terzo di sinistra sia molto alto per permettere una buona uscita in ampiezza e spingere l’esterno in avanti.

La fase offensiva dell’Inter.

Terza immagine: in primis da notare che Bastoni si trova addirittura in zona cross! Questo permette all’esterno di competenza della fascia sinistra di accentrarsi ed avvicinarsi alle punte che in questo caso sono sfalsate. Come la Juventus in precedenza, l’Inter copre in ampiezza tutto il campo (l’esterno opposto rimane molto largo).

Un altro esempio di fase offensiva dell’Inter.

Quarta immagine: una grossa novità recente è rappresentata dalla posizione assunta a turno da uno dei centrocampisti, che va a prendere posizione tra il centrocampo e l’attacco (cerchio rosso). Possiamo considerarlo un “ritorno al passato”: come negli anni ’60/’70, il un giocatore tecnico gioca a tutto campo e si avvicina alle punte in fase di attacco. In questo momento, il “falso” trequartista è tutto solo e riceve palla tra le linee: da notare che anche qui le punte sono sfalsate e gli esterni molto alti.

L’attacco dell’Inter nell’ultimo terzo di campo. In azzurro la disposizione in campo, in rosso il trequartista.

Quinta immagine: qui si nota molto bene come il 3-5-2 sia ora divenuto molto più offensivo rispetto a qualche anno fa, con 4 giocatori in linea (2 esterni – 2 attaccanti) e addirittura un centrale di difesa a supporto dell’azione, non preoccupandosi di Benzema tutto solo (cerchio bianco) alle spalle. In rosso è cerchiato Barella, incaricato di prendere lo spazio che si apre tra difesa e centrocampo avversario quando le punte attaccano la profondità (stellina azzurra).

L’attacco della profondità e il trequartista (cerchiato in rosso).

Sesta immagine: ecco uno scatto eloquente che dimostra quanto illustrato prima. Barella si alza in posizione di trequartista attirando il centrale avversario (Sergio Ramos, non uno qualunque) e liberando la punta, ora senza marcatura. Possiamo affermare che il 3-5-2 ora assomiglia di più a un 3-4-1-2?

La fase i pressing dell’Inter: in rosso le coppie che si formano per provare a soffocare l’azione avversaria sul nascere.

Settima immagine: al giorno d’oggi la fase di recupero palla ha assunto un’importanza capitale. Così come tutte le big, anche l’Inter di Conte si alza 1 vs 1 con molti giocatori per bloccare sul nascere l’azione avversaria, forzando in questo caso la palla persa.

Per concludere, l’analisi della sua nascita ed evoluzione, ci porta ad affermare che molti ruoli di questo sistema siano in realtà molto più “naturali” di quello che sembra: nel calcio le cose cambiano molto rapidamente, anche il modo di disporsi in campo e di “pensare” i vari ruoli da ricoprire, ma questo modulo non è affatto una novità bensì una rivisitazione di un’interpretazione del calcio tutta italiana che ha fatto la storia di questo gioco.

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