Euro 2020

Euro2020 – La guida tattica del Girone F

On Giugno 10, 2021
By Redazione CalcioTactics | 0 Comments

Di sicuro il Girone F di Euro2020 è quello più equilibrato, quello che si presenta con i valori più alti. Ci sono i campioni in carica, i campioni del Mondo e gli ex Campioni del Mondo. Un raggruppamento che regalerà quasi sicuramente spettacolo.

Francia

Si può capire quanto la Francia di Deschamps strabordi di qualità non tanto dall’elenco dei convocati che parteciperanno all’Europeo, ma tanto da quello degli esclusi, fra i quali si leggono nomi che stanno giocando le fasi finali degli Europei under 21. Deschamps ha dovuto tenere a casa Areola, Theo Hernandez, Mendy, Upamecano, Veretout, Fekir, Camavinga, Ndombelé, Aouar, Martial e Lacazette, fra i tanti. Eppure, guardando i 26 francesi che parteciperanno ad Euro 2020 ci si rende conto di quanto sia stato difficile per il CT Campione del Mondo fare queste scelte.

La novità più importante per i transalpini tuttavia è il ritorno di Benzema, a distanza di 6 anni dall’ultima partita giocata a Nizza, con la maglia della nazionale. Appianati i vecchi dissapori con la federazione, il 9 del Real Madrid aggiunge un’altra freccia ad un arco semplicemente letale. Nelle ultime uscite Deschamps non ha dato tantissimi punti di riferimento nelle scelte del sistema di gioco. La Francia giocherà sicuramente con un sistema difensivo a 4, ma dal centrocampo in su è tutta una sorpresa.

Molto lascia pensare che Deschamps potrebbe giocare con Pogba e Kanté davanti la difesa, per poi lasciare spazio offensivamente a tutto il talento offensivo dei suoi giocatori, ma non sono poche le partite in cui la squadra transalpina è scesa in campo con un 4-3-1-2 a rombo, o con un 4-4-2 più classico.

francia analisi tattica (2)

Dalla partita contro la Croazia giocata lo scorso ottobre, abbastanza chiaro il rombo a centrocampo, con Nzonzi vertice basso, Griezmann vertice alto, Rabiot e Tolisso mezzali

Il rombo potrebbe dare la possibilità alla squadra di avere più densità a centrocampo (soprattutto contro le big che la Francia affronterà subito, ovvero Portogallo e Germania), e allo stesso tempo di schierare insieme, vicini, Benzema e Mbappé, con Griezmann a muoversi alle loro spalle. Un altro grosso punto di riferimento per Deschamps è stato proprio il giocatore del Barça, praticamente mai uscito dall’undici titolare, assoluto padrone della zona 14.

A volte Griezmann aiuta la squadra ad uscire da dietro venendo a prendere la palla nelle zone più basse del campo. Ha sviluppato una grande affinità con Mbappé, che in questo caso si muove da sinistra per dargli una linea di passaggio, mentre Giroud tiene occupati i centrali difensivi.

L’ampiezza di soluzioni tattiche alla portata di Deschamps potrebbe permettere al CT di cambiare le carte in tavola partita per partita, ma anche minuto per minuto. Con una difesa retta a meraviglia da Varane e Kimpembé e dall’attenzione nelle transizioni difensive dei due terzini (già campioni del Mondo) Pavard e Lucas Hernandez, la squadra non ha mai veramente rischiato, pur portando tantissimi uomini in area di rigore.

In questo caso potremmo persino parlare di 4-2-4, con Rabiot che si inserisce continuamente, Griezmann, Mbappé e Dembelé a fargli compagnia. Eppure la Francia non sembra mai dare la sensazione di scoprirsi troppo.

Ovviamente la Francia è la favorita assoluta del torneo, ma il sorteggio dei gironi non è stato benevolo. Non sarà facile affrontare subito Germania e Portogallo, ma da un altro lato questi saranno subito dei banchi di prova importanti per il gruppo allenato da Deschamps.

PROBABILE FORMAZIONE TITOLARE FRANCIA

Lloris; Pavard, Varane, Kimpembé, Hernandez; Pogba, Kanté; Coman, Griezmann, Mbappé; Benzema

Sistema di gioco in fase di possesso: 4-2-3-1/4-2-4

Sistema di gioco in fase di non possesso: 4-4-2

Ungheria

Il sorteggio non è stato affatto benevolo con l’Ungheria, che ritorna a partecipare alla fase finale degli Europei dopo la splendida apparizione (con tanto di qualificazione agli ottavi) nell’edizione 2016, in Francia: difficile pensare ad un “ottavi-bis” dei “Magiari”, nonostante ciò, sono parecchi gli spunti di interesse da approfondire in questa analisi.

Partiamo con una panoramica della Nazionale nel suo complesso, in particolare dai 26 convocati: spicca l’assenza di Szoboszlai, il giocatore di maggior talento della Nazionale dell’est Europa, a causa di un infortunio all’inguine che lo tormenta addirittura da Gennaio 2021.

Portieri: Bogdán, Dibusz, Gulácsi;
Difensori: Bolla, Botka, Fiola, Kecskés, Lang, Lovrencsics, Szalai, Willi;
Centrocampisti: Cseri, Gazdag, Holender, Kleinheisler, Nagy, Nego, Schäfer, Sigér;
Attaccanti: Hahn, Nikolics, Sallai, Schön, Szalai, K. Varga, R. Varga.

L’allenatore dell’Ungheria è dal 2018 l’italiano Marco Rossi, ex difensore tra le altre di Brescia e Sampdoria negli anni ’80/’90: il CT e il suo staff hanno fatto un lavoro stupendo, costruendo una squadra solida in grado di qualificarsi a Euro2020 tramite i playoff, battendo Bulgaria e Islanda (quest’ultima sconfitta in finale grazie a due gol all’ultimo respiro).

Da sottolineare inoltre, a conferma dell’ottimo lavoro svolto dello staff, come l’Ungheria sia partita molto bene anche nel girone di qualificazione ai Mondiali 2022, vincendo con Andorra e San Marino ma soprattutto pareggiando per 3 a 3 contro la Polonia di Lewandowski e compagni; in ultimo, non dimentichiamoci che l’Ungheria non perde una partita ufficiale dal 6 settembre 2020 (vs Russia – 2-3 – partita valevole per la Uefa Nations League).

Entriamo ora nel dettaglio della nazionale magiara.

L’Ungheria si dispone con il 5-3-2 in fase di non possesso.

Come facilmente si intuisce qui sopra, l’Ungheria gioca con la difesa a 3, cercando di occupare al meglio il campo in ampiezza e provando a mantenere la linea difensiva più alta possibile (c’è molto spazio alle spalle della linea difensiva in questo caso). Resta da capire se contro avversari molto “tosti” come Germania, Francia e Portogallo verrà mantenuta la stessa filosofia.

Contro una squadra più blasonata come la Polonia, il baricentro rimane più basso.

In questo caso, contro la forte Polonia, la squadra rimane leggermente più bassa, con il numero 9 Szalai che scende ad aiutare i compagni. La linea a 3 è guidata dal centrale del Lipsia Orban, in marcatura a uomo su Milik: probabile che questa impostazione con un centrale a uomo verrà riproposta anche ad Euro 2020.

Anche in questo caso, Orban segue come un ombra la punta, mentre i compagni rimangono in posizione e raccolti in 20/25 metri.

Volgiamo ora lo sguardo alla fase offensiva:

Come molte squadre oggi, l’Ungheria sfrutta la linea a 3 e il portiere per partire palla a terra “dal basso”.

A inizio azione, l’Ungheria rischia parecchio il possesso cercando di attirare più giocatori possibile nella propria metà campo: non è da sottovalutare questa tendenza poichè in un torneo programmato a fine stagione, come Euro 2020, sarà fondamentale centellinare le energie durante le singole sfide e, più in generale, nell’arco di tutto il torneo. Correre a perdifiato dietro agli ungheresi potrebbe costare caro.

Le punte rimangono abbastanza ferme, il grosso del lavoro lo fanno le mezzeali.

Complice l’assenza della stella Szoboszlai, probabilmente le punte, come in questo caso, rimarranno abbastanza ferme schiacciando quanto possibile la difesa avversaria e favorendo l’inserimento tra le linee della mezzala.

In sintesi, l’Ungheria è una squadra che gioca un calcio moderno, basato sulla difesa a 3: per i meno esperti, possiamo associare il gioco imposto da Marco Rossi a quello espresso dall’Inter di Conte, ovviamente con le dovute proporzioni e le sfaccettature dettate dal momento e/o competizione a cui participano. In fase di non possesso, parliamo di una squadra ordinata, aggressiva nello stretto, con difensori molto attenti a non concedere nulla agli attaccanti anche a costo di “mordere le caviglie” all’avversario diretto; in fase di possesso, l’Ungheria prova ad attirare l’avversario nella proprià metà campo, per liberare spazio tra i difensori e i centrocampisti avversari e facilitare il compito delle mezzeali. In questo senso, è davvero un peccato che manchi un giocatore del livello di Szoboszlai, abilissimo nello stretto e letale se lasciato solo nell’ultimo quarto di campo.

Riusciranno gli uomini di Rossi a regalare un’altra gioia ai propri connazionali?

PROBABILE FORMAZIONE TITOLARE UNGHERIA

Gulacsi; Fiola, Orban, Szalai; Lovrensics, Kleinheisler, Nagy, Kalmar, Hangya; Sallai, Szalai.

Sistema di gioco in fase di possesso: 3-5-2

Sistema di gioco in fase di non possesso: 5-3-2

Germania

Pur con qualche incognita legata alle “nuove leve” della nazionale, la Germania rimane una squadra assolutamente temibile: una rosa giovane e molto variegata, guidata da un allenatore esperto come Low, garantiscono un certo ottimismo in sede di pronostico e analisi, nonostante la presenza nel girone di altre due “corazzate“.

Non dimentichiamoci infatti che agli ottavi si qualificheranno anche le quattro migliori terze classificate: vista la presenza dell’Ungheria, probabile che dal girone F possa uscire una di queste quattro “ripescate”.

Il percorso nelle qualificazioni è stato abbastanza agevole, tutt’altra storia invece la Nations League dove i tedeschi hanno concluso al secondo posto rimediando anche un terribile 0-6 contro la Spagna: se uniamo questa prestazione con la recente sconfitta con la Macedonia, qualche dubbio sulla reale forza della nazionale tedesca rimane.

Partiamo dai convocati, dove spicca l’assenza di Reus:

Portieri: Leno, Neuer, Trapp;
Difensori: Ginter, Gosens, Gunter, Halstenberg, Hummels, Klostermann, Koch, Rudiger, Sule;
Centrocampisti: Emre Can, Goretzka, Gundogan, Hofmann, Kimmich, Kroos, Musiala, Neuhaus;
Attaccanti: Gnabry, Havertz, Muller, Sanè, Volland, Werner.

L’allenatore come anticipato è Joachim Low, che lascerà il posto a Hans-Dieter Flick dopo l’europeo.

Si entra ora nel dettaglio della nazionale tedesca: premessa, Low in carriera è stato in grado di rinnovarsi e di cambiare spesso sistema di gioco in base al periodo / giocatori a dispozione in nazionale. Non ci sorprenderebbe vedere altre novità ad Euro 2020.

Un esempio di fase difensiva della Germania.

La Germania difende a volte a 4, a volte a 3: fondamentale è il ruolo di Emre Can, che può occupare indifferentemente tutte le posizione difensive. In questo caso fu impiegato terzino sinistro, componendo una linea a 4: di fronte ai difensori, si notano i 3 centrocampisti supportati dalle ali (Sanè e Havertz) e unica punta Gnabry. Ciò che conta però, non è molto la disposizione in campo, ma la mentalità: la Germania non si lega a una disposizione specifica, ma cerca sempre di mantenere un baricentro alto per recuperare palla in fretta.

Il pressing della Germania.

Come si nota in questo caso, appena l’avversario perde l’abbrivio per colpire in contropiede, la Germania si alza con tanti uomini per forzare l’errore avversario: Gnabry (ultimo uomo in maglia nera a destra) ariva a “marcare” il portiere. Low cercherà di mettere in campo la formazione migliore possibile anche, e soprattutto, per contrastare al meglio l’avversario in fase di possesso avversaria.

Il “gegenpressing” accennato dalla Germania.

Ovviamente l’aspetto fisico sarà fondamentale: se i ragazzi di Low saranno in buon condizione fisiche, il famoso “gegenpressing” potrebbe rivelarsi fondamentale. Portando infatti molti uomini in zona offensiva, il rischio è quello di subire letali contropiedi come questo: il terzino sinistro non c’è, Sané e compagni dunque devono dare il massimo per provare a recuperare palla subito, spendendo molte energie.

Queste situazioni saranno molto delicate per le squadra in campo.

Passiamo alla fase offensiva:

La difesa a 3 in impostazione.

Come moltissime squadre oggi, la Germania imposta a 3, per cercare di rimanere sempre in superiorità numerica rispetto a chi pressa: un ulteriore aiuto lo da inoltre un mediano davanti alla difesa. Tutti gli altri giocatori rimangono in proiezione offensiva, compresi gli esterni. Ovviamente a sinistra, se titolare, potrebbe fare tutta la fascia il “nostro” Gosens, in grado poi di difendere come quarto in fase di non possesso. In attacco spazio alla fantasia, con Werner o Grabry liberi di svariare partendo da centro, mentre partendo dalle ali Havertz e Sané si accentreranno per sfruttare gli spazi tra le linee.

La Germania “schiaccia” l’avversario alzando tanti uomini.

Avendo 3 giocatori bloccati dietro, la Germania si può permettere di alzare quasi “in linea” ben 6 giocatori, i quali ovviamente costringono l’avversario a stare più basso, facilitando l’impostazione dei difensori.

L’importanza dei movimenti senza palla per “rompere” l’equilibrio.

Per ovviare alla disposizione difensiva dell’avversario, fondamentale sono i movimenti senza palla: qui vediamo come Havertz partendo da destra si accentri per ricevere tra le linee, mentre Goretzka si accentra da sinistra per aprirsi il campo. Da notare cosa fa Emre Can: il suo compagno si accentra, lui non perde tempo e si alza per dare un’altra opzione offensiva. Così facendo, sono addirittura 8 i giocatori negli ultimi 30 metri di campo.

Concludendo, tanto per cambiare, la Germania si dimostra sempre al passo con i tempi, giocando un calcio offensivo ed integrando sempre novità, sia sul piano dei giocatori che sul piano dei movimenti in campo: ci aspettiamo che qualcosina cambi anche per Euro 2020, affinchè i tedeschi possano giocarsela al meglio contro Francia e Portogallo in primis. Non sarà magari la miglior Germania di sempre, ma rimane chiaramente una squadra ostica da affrontare: azzardiamo che sarà fondamentale la tenuta fisica degli uomini di Low, necessaria per giocare questo tipo di calcio fluido e moderno.

Non ci resta altro che goderci le splendide partite del girone F!

PROBABILE FORMAZIONE TITOLARE GERMANIA

Neuer; Gosens, Rudiger, Sule (Ginter), Can; Goretzka, Kroos, Gundogan (Kimmich); Sané, Gnabry (Werner), Havertz.

Sistema di gioco in fase di possesso: 3-4-3

Sistema di gioco in fase di non possesso: 4-5-1 (con baricentro molto alto)

 

Portogallo

La credibilità della nazionale portoghese chiamata a difendere il titolo europeo è il riflesso di un cambiamento di status iniziato a Euro 2016 e arrivato all’abbandono dei panni di outsider con cui pure ha ottenuto la vittoria finale nell’ultimo torneo continentale. La trasformazione da eterna incompiuta traboccante di talento a squadra capace di centrare il successo in un grande appuntamento è avvenuta, proprio cinque anni fa, a segnare una cesura con un passato fondato sulle aspettative verso le qualità dei singoli – con naturale continuità tra la fiducia nella generazione d’oro degli anni ’90 e inizio 2000 e quella successiva nello strapotere di Cristiano Ronaldo – la cui ispirazione avrebbe dovuto nascondere, il più possibile, le carenze d’insieme nel momento cruciale. Senza la propria stella, principale artefice del cammino verso il titolo e costretta a lasciare anzitempo il campo nella finale contro la Francia, il Portogallo ha saputo sovvertire il pronostico esaltando il livello di un gruppo avviato a cementarsi attorno ad una nuova consapevolezza, lontana da illusioni e speranze puntualmente infrante.

Certo, ancora oggi – inutile girarci intorno – immaginare fino a dove il Portogallo possa spingersi non può prescindere in prima battuta dall’immediata associazione tra le sue sorti e la figura del suo totem indiscusso. Negli anni, Ronaldo ha dapprima rappresentato, da solo, l’enorme valore aggiunto per ambire al traguardo finale e in seguito, compreso l’ingresso nella fase crepuscolare della carriera, ha mantenuto uno standard di continuità tale da garantire una costante differenza durante la crescita, imponente e progressiva, della squadra. La buona (o pessima, per i concorrenti) notizia, infatti, è che i lusitani, che hanno proseguito la striscia vincente con la conquista della Nations League 2019, disputeranno il girone F insieme a Francia, Germania e Ungheria con una rosa molto profonda, senz’altro superiore per talento e completezza a quella del 2016, dove Ronaldo, ancora il capofila, Pepe e Joao Moutinho, anch’essi verso il termine della carriera, formeranno un interessantissimo mix con le più giovani certezze di questa nazionale – Bruno Fernandes e Bernardo Silva su tutti – e con le nuove leve nel frattempo entrate in pianta stabile, per puntare ad arrivare ancora in fondo.

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A prima vista, Fernando Santos ha solo problemi di abbondanza. Nel suo 4-2-3-1/4-3-3, dando per titolare Anthony Lopes ed escluse le scelte dei centrali di difesa per cui accanto a Ruben Dias – nominato miglior giocatore dell’ultima Premier League dalla Football Writers Association – giocherà uno tra Pepe e Jose Fonte, negli altri ruoli varietà e qualità si compenetrano al meglio a partire dalle coppie di esterni Cancelo/Semedo e Guerreiro/Mendes. A centrocampo, duelli a tre fra Carvalho, Danilo Pereira e Palhinha davanti alla difesa, e tra Moutinho, Renato Sanches e Sérgio Oliveira per il ruolo di box-to-box; in attacco, a seconda delle scelte, ai lati di Cristiano Ronaldo spazio a Joao Felix e Bernardo Silva con le opzioni Diogo Jota per la profondità e Andrè Silva per una maggiore presenza in area di rigore rispetto all’attaccante della Juventus, impiegato in nazionale come centravanti in un ruolo non prediletto e interpretato con vari movimenti verso l’esterno per associarsi con i compagni.

Senza occupare l’area e partendo da lontano, il taglio di Ronaldo riuscirà a sorprendere la difesa.

Come gioca in fase offensiva

Alla sua quinta partecipazione ai campionati europei, ad un solo gol dal battere il record di reti segnate nelle fasi finali (è a pari merito con Platini a quota 9) e a due partite dal record di presenze detenuto da Gianluigi Buffon (58 tra qualificazioni e fase finale), Ronaldo non sarà l’unico spauracchio per le difese avversarie, né l’unico al quale potrà essere chiesto il colpo risolutivo. Resta senza dubbio l’opzione migliore a cui affidarsi e naturalmente il primo riferimento offensivo; inoltre, la corsa al record più ambito, quello che lo porterebbe ad essere il calciatore con più reti segnate nella storia in una selezione nazionale, potrebbe infondergli ulteriore stimoli per accorciare la distanza di sei gol da Ali Daei, fermo a 109. Tuttavia, la quantità di talento di cui il Portogallo può disporre è tale da generare grandi aspettative sul resto della batteria offensiva, formata da elementi di spicco ormai consacrati a livello continentale e in grado di combinarsi al meglio con il proprio capitano.

 

Le qualità tecniche degli interpreti garantiscono un’ottima fase di possesso e la possibilità di variare con sufficiente tranquillità le modalità di avvicinamento all’area di rigore, ad esempio concentrando lo sviluppo dell’azione sull’esterno alla ricerca della finalizzazione dentro l’area di Ronaldo, Andrè Silva e Jota, oppure dell’efficace conversione di Bruno Fernandes, abile anche da fuori sulle seconde palle. L’utilizzo più avanzato di Guerreiro e Cancelo determina superiorità numerica e tecnica sulle corsie e la presenza di un giocatore raffinato come Bernardo Silva nella zona esterna di destra è una chiave preziosa per risolvere un’eventuale densità sul lato opposto, con la conseguente necessità di un rapido e preciso cambio di versante. In veste di regista largo, il centrocampista del Manchester City diventa difficile da leggere e contrastare, potendo alternare pause, scambi e assistenze improvvise per disorientare la difesa avversaria.

Per i campioni d’Europa sarà importante che Bernardo Silva e Bruno Fernandes, se impiegati insieme, trovino la giusta alchimia per risolvere gli stalli delle partite; sull’altro lato, nel novero di coloro ai quali è demandata un’importante responsabilità creativa, si aggiunge João Félix, potenziale grimaldello delle difese schierate grazie al suo ottimo mix di tecnica e velocità.

 

Come gioca in fase difensiva

Una volta recuperate le posizioni, l’approccio difensivo del Portogallo è piuttosto attendista, nella misura in cui privilegia l’ordine dei reparti alla pressione immediata sui portatori avversari, quasi a sfidarli nella rottura delle proprie linee. Di regola, la squadra si risistema in un 4-1-4-1 dove davanti al centrocampista difensivo a cui viene chiesta la maggior parte del lavoro di assorbimento si vanno a posizionare gli esterni del tridente.  Qualche guaio può arrivare dall’errato posizionamento in caso il recupero dell’assetto non avvenga in tempo, o sia raggiunto in maniera disordinata. Se il filtro davanti ai centrali viene meno, costringendoli a dover gestire un’ampia porzione di campo alle loro spalle, il fattore età per Pepe e le sbavature degli esterni possono regalare grosse opportunità negli spazi e a quel punto la presenza di Dias potrebbe non bastare.

Un esempio di transizione negativa assorbita male dal Portogallo, colta di sorpresa da un passaggio verso l’esterno dal cerchio di centrocampo di Tadic verso Radonjic. L’esterno convergerà al centro e troverà l’accorrente Kostic per il gol del pareggio.

Dove può arrivare:

Semifinale/finale.

Probabile formazione:

Lopes; Cancelo, Pepe, Dias, Guerreiro; João Moutinho, Sanches; Bernardo Silva, Bruno Fernandes, João Félix; Cristiano Ronaldo.

 

Marco De Santis

 

 

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