Il clima prima di Liverpool-Atletico Madrid si era già riscaldato alla vigilia del match con le schermaglie tra i due allenatori: Klopp ci era rimasto male per la mancata stretta di mano al termine della gara di andata e Simeone invece non aveva mandato giù qualche piccato commento del tecnico tedesco sul modo diametralmente opposto del Cholo di mettere la squadra in campo.

E la partita, se forse non ne ha risentito direttamente, ha quantomeno ricalcato la tenzone dialettica tra i due amplificandola, come è plausibile che accada in contesti del genere. L’espulsione di Felipe, arrivata quasi a fine primo tempo, è stata infatti l’apice di una prima parte di gioco piuttosto tesa; ma al contempo ne ha anche calmato i bollenti ardori lasciando ai padroni di casa la possibilità di gestire il doppio vantaggio in situazione di superiorità numerica con un Atletico progressivamente più remissivo.

Come il Liverpool si è ritrovato in vantaggio di due reti

Jurgen Klopp, per necessità e turnover, decide di stravolgere la corsia sinistra con Tsimikas al posto di Robertson e Olaxade Chamberlain come mezz’ala con Jota nominalmente punta centrale. Di contro Simeone ripropone l’assetto tattico al quale si è affidato maggiormente nelle ultime settimane con 3 punte (questa volta Joao Felix, Suarez e Correa) e De Paul nella cerniera di centrocampo insieme a capitan Koke nel ruolo che l’ex Udinese si è ormai ritagliato data l’assenza per infortunio di Marcos Llorente.

Il canovaccio iniziale è piuttosto prevedibile con il Liverpool a fare la partita e l’Atletico a difendersi posizionalmente nella propria metà campo.

Liverpool

Si vede bene il 5-3-2 dell’Atletico in fase di difesa posizionale con Correa sulla linea di Koke e De Paul

Il Liverpool però ha cominciato a prendere sempre più campo grazie a una pressione offensiva furiosa e, come sempre, ben organizzata (Jota e Salah sono stati rispettivamente primo e terzo per pressioni portate sull’avversario, secondo i dati Fbref).

I Reds hanno messo in crisi i colchoneros grazie anche alle rotazioni sulle catene laterali: a sinistra Tsimikas rimaneva largo, mentre Manè veniva dentro al campo, mentre sulla destra Salah era con i piedi ben piantati sulla linea laterale con Henderson ad attaccare il mezzo spazio e Alexander Arnold più arretrato per impostare o garantire copertura in caso di perdita del pallone.

Sul preciso cambio gioco di Van Dijk, Salah si trova largo sulla destra con possibilità di stoppare palla e puntare l’avversario

In questa occasione sceglie di premiare l’inserimento di Henderson, mentre Alexander Arnold rimane più dietro, in copertura

La corsia di destra è stata la chiave di volta per i padroni di casa che hanno sfondato lì in occasione del vantaggio

Salah attira su di sé l’attenzione di ben 3 giocatori dell’Atletico

La palla arriva a Henderson che scarica per Alexander Arnold che può godere di enorme libertà che sfrutta con un cross al bacio per Jota

Il 2-0, arrivato poco dopo, al termine di un’altra bella azione nella quale gli inglesi hanno spostato palla da sinistra verso destra con efficacia prima di far arrivare al tiro ancora Alexander Arnold (Manè ha segnato intercettando il pallone), ha legittimato la supremazia del Liverpool. La sterzata decisiva l’ha però data l’espulsione a Felipe che ha lasciato in 10 uomini l’Atletico.

Il dominio della ripresa

Simeone ha quindi inizialmente abbassato Joao Felix in una sorta di 5-3-1 con Correa addirittura esterno a destra. L’effetto è stato quello di abbassarsi ancor di più e di lasciare campo ai Reds. I padroni di casa, nella ripresa, hanno avuto infatti l’85% di possesso palla, grazie a un dominio territoriale reso evidente dalla superiorità numerica.

Un’immagine dal secondo tempo: ci sono 9 giocatori del Liverpool (l’ultimo, Van Dijk, è fuori inquadratura ma sul cerchio di centrocampo) nella metà campo avversaria

Se il terzo gol non è arrivato è stato molto grazie al caso, oltre che a delle parate decisive di Oblak. Il Cholo avrà accolto con sollievo il fischio finale di una serata da dimenticare al più presto. La squadra non ha girato dall’inizio: il centrocampo, De Paul in particolare, è stato surclassato e Correa e Joao Felix sono riusciti raramente a connettersi tra le linee. L’unico a salvarsi veramente è stato Carrasco che ha sempre creato superiorità numerica (è riuscito in 4 dribbling su 5).

Il Liverpool continua la sua marcia senza macchia in Champions League in un girone che doveva essere (e lo è, agli effetti) di ferro. La squadra di Klopp va però come un orologio grazie a meccanismi collaudati nei quali anche chi non è titolare si trova a meraviglia. Lo stato di grazia di Salah, poi, è ciò che può far sognare in grande i Reds.

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