Opinioni

A che punto è il Napoli?

On Novembre 22, 2020
By Benedetto Greco | 0 Comments

Per prepararci al meglio alla sfida clou della giornata fra Napoli e Milan ho pubblicato nel numero della newsletter uscita venerdì sera una bella chiacchierata con Alfonso Fasano di Rivista Undici Il Napolista. Chi meglio di lui può spiegarci come sta andando tatticamente la squadra partenopea?

Benedetto: L’anno scorso Gattuso aveva impostato una squadra che sembrava, predisporsi per il 4-3-3, con Demme davanti la difesa, e aveva portato a casa la Coppa Italia. Adesso con gli acquisti fatti in Estate, con Osimhen e Bakayoko sta provando a giocare con un 4-2-3-1 molto più offensivo.

Alfonso: È la seconda trasformazione che fa Gattuso. Quando arriva lui ci viene presentato come un allenatore che riabilita il gioco di Sarri, utilizzando gli stessi principi… ovvero possesso palla, difesa alta, ritmi altissimi. Il problema di fondo è che il Napoli non è più la squadra che aveva Sarri, mancano in particolare Reina, Albiol e Jorginho. Loro ti invogliavano e ti stimolavano a giocare in quel modo. Il Napoli cambia in parte la squadra quando arriva Ancelotti, e l’attuale allenatore dell’Everton si ritrova mezza squadra che parla la lingua di Sarri e mezza squadra una nuova lingua.

Quando Gattuso torna crede di poter tornare indietro… perché c’è una bella differenza fra Manolas ed Albiol, perché non c’è nessuno al posto di Jorginho, e nonostante Gattuso provi a giocare così, perde diverse partite, e diventa una squadra che difende in maniera diversa, molto compatta nella sua metà campo, poi cerca di ripartire velocemente. E così vince la Coppa Italia.

Quest’anno sta avvenendo l’attuale trasformazione, perché la squadra continua ad essere ibrida, ma con Osimhen Lozano in più.  A quel punto con loro due devi per forza andare in verticale, e quando finisce la prima costruzione è lì che devi andare. Con Osimhen che non è bravissimo ad accorciare e venire a giocare con la squadra, e Lozano che è meno bravo ad attaccare negli spazi brevi piuttosto che negli spazi aperti devi allargare ed allungare il campo.

SSC Napoli v Atalanta BC - Serie A

B: Quindi a che punto siamo?


A: A buon punto, ma è questi cambiamenti sono stati imposti a Napoli dalle contingenze. Il Napoli dovrebbe essere ibrido non solo nella rosa ma anche nel modo di giocare, provare ad essere più malleabile, imparare a giocare alcune partite in questo modo (con un double pivote davanti la difesa) ma anche con tre centrocampisti e tre attaccanti, sacrificando qualcosa nell’uscita da dietro pur di essere camaleontica.
Gattuso opera questa doppia trasformazione perché è costretto a farlo, inizialmente voleva lavorare per principi di gioco, ma adesso ha una squadra più vicina all’idea che aveva Ancelotti. Ovvero una squadra liquida che in campo si muove e si dispone, ma soprattutto pensa in base alla partita e alla base all’avversario che affronta. O almeno dovrebbe fare questo.
Il Napoli ha tanta qualità, Gattuso deve scegliere come e quanto rendere trasformista questa squadra, per me non dovrebbe concentrarsi solo su un modulo e solo su alcuni principi. Per me, ad ogni modo, difficilmente il Napoli mancherà il quarto posto.

B: Anche secondo me il Napoli ha una rosa molto larga e costruita abbastanza bene per poter anche soprassedere ai possibili problemi che questa stagione assurda ci metterà di fronte. Gattuso sta riuscendo a dare un senso anche ad alcuni acquisti che sembrava non ne avessero, come Lozano. Adesso la squadra parla in un linguaggio che lui capisce.

A: Una volta che hai deciso di cedere Callejon non puoi metterlo a fare quello che l’anno scorso faceva con Gattuso, ovvero l’esterno del 4-3-3 che gioca in un campo piccolo. Più allunghi e allarghi il campo e più lui si trova a proprio agio, tanto è vero che a Bologna è stato lui il man of the match.

B: Abbiamo visto anche Osimhen, bravissimo ad attaccare la profondità, a dilatare gli spazi che ci sono fra difesa e centrocampo, e quindi contestualmente per crearne di nuovi per i suoi compagni. In particolare lì, come trequartista sta giocando Mertens. Come lo vedi?

A: Non credo riusciremo mai a vedere Mertens come trequartista tipico. Sarebbe perfetto, però, come ho notato nelle ultime partite, quando il belga ha meno spazio, come contro il Sassuolo o l’AZ Alkmaar, tende a fare quello che faceva con Sarri, si muoveva fra le linee. Non agisce come sottopunta, che viene a prendere la palla e la gioca. Contro l’Atalanta ha fatto una gara splendida aiutato dal contesto tattico forzato da Gasperini. Le marcature a uomo della Dea hanno creato spazi in cui il belga riusciva a ricevere, girarsi e attaccare a palla scoperta. Contro il Sassuolo, ad esempio, una squadra venuta a Napoli per giocare in 20 metri in fase difensiva, lì lui va in crisi. Non va mai a prendere la palla, vuole riceverla, quando gioca da sotto punta, dovrebbe fare qualche passo indietro, e non è mentalizzato.

La posizione di Mertens in una situazione di gioco contro il Sassuolo. In quella gara il belga toccato 40 palloni, il settimo della squadra.
Decisamente pochi per un trequartista classico.

B: Forse lì avrebbe più senso Fabian Ruiz?

A: In realtà quello slot era di James Rodriguez. Fabian Ruiz deve giocare come gioca adesso, nel doble pivote, o da quarto di centrocampo a quattro, così da muoversi in tutto il campo per ricevere il pallone. Da trequartista ridurrebbe il suo raggio di movimento. Servirebbe lì un acceleratore mentale, anche Eriksen, un giocatore cerebrale che però sa fare anche il centrocampista.

B: Parlando di fase difensiva, il Napoli per gli Expected Goal concessi ha la miglior difesa. Seguito poi da Udinese, Juventus e Milan. Si affrontano due delle difese migliori del campionato, sia per i numeri sia per quello che poi si vede in campo. Con quali principi sta difendendo il Napoli?

A: I principi sono identici nel corso del tempo. Una squadra che difende con un 4-4-2, il Napoli continua ad orientarsi sul pallone, ma la cosa che è cambiata rispetto a Sarri è un pressing selettivo. Ovvero si decide e se quando andare in pressione sull’avversario (come ha fatto con il Bologna o l’Atalanta) e quando invece è meglio ritirarsi nella propria metà campo, magari non schiacciandosi troppo verso il portiere (il baricentro è sempre abbastanza alto), quindi con meno aggressività rispetto a prima. Sia con Ancelotti, che con il secondo e il terzo Gattuso, si punta più alla verticalità, è una squadra più diretta che si allunga un po’, così facendo il centrocampista resta più basso e la squadra resta compatta.

B: Ricordo che Gattuso abbia rinunciato a pressare alto nella scorsa stagione. Un problema che aveva avuto anche al Milan. Voleva farlo (per principi) ma non aveva gli uomini giusti, probabilmente neanche la condizione fisica e mentale per farlo. 

A: Con Manolas Koulibaly devi essere molto offensivo. Se non hai il giocatore che ti organizza la fase di transizione positiva come Jorginho, una volta che pressi in avanti e la recuperi e non hai idee su come ripartire è praticamente inutile spingersi così in avanti. Da quando però stai giocando più in verticale, il Napoli ha ricominciato a pressare.

B: In effetti, parlando anche di singoli, il Napoli non ha mai sostituito Albiol, un giocatore troppo sottovalutato, trattato malissimo alla fine della sua avventura partenopea, ma veramente prezioso per il Napoli di Sarri.

A: Un giocatore meraviglioso. Non è un caso che, nella prima stagione dopo il suo addio, sia andato in difficoltà anche Koulibaly, e di conseguenza Manolas (che era appena arrivato dalla Roma). Adesso Koulibaly sta assorbendo molte responsabilità, Manolas è cresciuto, ma sono comunque due difensori che difendono “di pancia” e non “di testa”.

B: Passando al Milan… andiamo al punto. Come si ferma Ibrahimovic?

A: Il fisico è la sua forza, e la capacità di saperlo sfruttare. Sa di essere mentalmente avanti rispetto ad altri. Personalmente per come la vedo io cercherei sempre di accorciare su di lui, di non dargli il tempo… poi ovviamente lui il tempo te lo ruba. Bisognerà cercare di anticipare la sua giocata. Il Napoli dovrebbe difendere a campo corto, e attaccare a campo lungo – che è il sogno di ogni allenatore – ma se ci riuscissi contro il Milan, potresti anche togliere spazio di movimento ai vari giocatori che si inseriscono da dietro. Calhanoglu, ad esempio, uno dei miei giocatori preferiti.

B: Calhanoglu è stato vittima di un enorme fraintendimento in Italia. Forse in molti hanno pensato erroneamente che fosse arrivato un 10 cerebrale e compassato, in realtà è figlio della scuola tedesca, e l’abbiamo visto ad alti livelli sono nel Bayer Leverkusen di Schmidt, una squadra con un gioco molto peculiare.

A: Era il suo contesto, Pioli l’ha ricreato in parte. Se riesci a chiudere velocemente su Ibra, quindi chiudi di reparto su Calhanoglu, e allora diventa più facile fermarli. Il problema vero è gestire Theo Hernandez, una fonte di gioco enorme, così come Bennacer è un bel giocatore, ma per il resto il Milan non ha individualità impressionanti. Kessié è un ottimo centrocampista, Rebic un cavallo da corsa, Saelemaekers è un buon giocatore ma niente di eccezionale. Stanno raccogliendo molto più di quello che hanno seminato… fortuna? Sì. Ma anche tanta bravura.

B: Io eviterei di mettermi il nemico dentro. Quindi di attirare il pressing del Milan, di rischiare troppo di perdere la palla in zone pericolose, perché è lì che la squadra di Pioli si accende. In fase offensiva proverei ad attaccare lo spazio che si crea alle spalle di Theo Hernandez, dove giocherà verosimilmente Lozano. Non mi aspetto un Napoli che si mette dietro a difendere, ma neanche un atteggiamento simile a quello visto contro l’Atalanta

A: Purtroppo non sappiamo se Osimhen ce la farà o no. Se Lozano viene azionato sul lungo, su cui dovrebbe arrivare Romagnoli, lì il Napoli può pensare di far male, dopo aver recuperato il pallone, ma togliendo lo spazio ad Ibrahimovic velocemente. Diventa indispensabile come far muovere Mertens. Personalmente non avendo Osimhen, inserirei il belga come prima punta e Zielinski a fare da cuneo fra 4-2-3-1 e 4-3-3. Il Milan è quello, farà quello, si appoggerà su Ibrahimovic, io credo che in una situazione normale con Manolas e Koulibaly in buone condizioni l’unica cosa che c’è da temere è Theo. Di Lorenzo potrebbe andare in sofferenza da quel lato. La partita si deciderà probabilmente lì.

Ringrazio infinitamente Alfonso per le chiavi di lettura importanti che ci ha dato e per il bel confronto su temi tattici e tecnici!

0 comments on A che punto è il Napoli?

Post a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.